Sulla cintura di fuoco: Terremoto in Indonesia

Ci è capitato di raccontare di visite a luoghi in procinto di vivere periodi critici, in articoli come “Prima della tempesta (annunciata) in Thailandia”. Non ci aspettavamo però che un’altra delle nostre sortite nel sud est asiatico venisse a sua volta segnata da concomitanze di una certa portata.

Il terremoto in Indonesia ha infatti colpito prima, e durante, la nostra permanenza a Bali, devastando la vicina isola di Lombok.

Il dramma

L’arcipelago indonesiano è costituito da circa 17mila isole, curiosamente il numero esatto ad oggi non è accertato, tuttavia meno di mille sono quelle abitate.
Caratterizzato da una massiccia presenza di vulcani, sorge sulla cosiddetta “cintura di fuoco”, dove la placca Euroasiatica e quella Americana si incontrano, dando origine a continui sismi di notevole entità.
L’attività si è improvvisamente impennata con una sequenza di cinque scosse tutte comprese fra magnitudo 6 e magnitudo 7 che hanno colpito il nord di Lombok a distanza di pochi giorni l’una dall’altra.
Queste hanno provocato diverse centinaia di morti, migliaia di feriti, e un numero sproporzionato di sfollati.
(A Bali, nello specifico, fortunatamente solo due decessi, ma circa una sessantina di feriti).

Nelle fasi iniziali alcune aree di Lombok erano irraggiungibili e non riuscivano a pervenire nemmeno i beni di prima necessità come acqua, cibo e medicine.
È stato stimato che l’80% degli edifici del nord sia stato danneggiato o distrutto, e secondo gli scienziati quella parte di isola si sarebbe sollevata di 25 centimetri.
Chi ha potuto, ha lasciato l’isola, raggiungendo la meglio attrezzata Bali.

La nostra esperienza

Ovviamente i tg locali mostravano immagini della distruzione che la natura stava infliggendo a poca distanza da dove ci trovavamo. Ha avuto peggiori conseguenze nel colpire proprio aree in cui molte strutture sono costruite con bassi standard, e dove gli edifici più vecchi utilizzavano, nell’amalgama del cemento, persino sabbia di mare.
Scene eloquenti di distruzione e disperazione che non necessitavano di traduzioni.

Con le tecnologie odierne è possibile essere informati all’istante su tutto, e ad ogni scossa che sentivamo, e ne sentivamo parecchie, andavamo a verificare portata, epicentro e le conseguenze sul territorio circostante.
La maggior parte di queste, facevano parte dello sciame sismico di assestamento (botte comunque da magnitudo 5 in su), alcune terribilmente forti.
Successivamente controllavamo anche se erano stati diramati allarmi di qualche tipo, in particolare tsunami.

A Bali la vita andava avanti all’incirca come sempre, sia per i Balinesi, sia per noi, tolti gli episodi in cui saltellavamo sulla sedia o sul letto per le vibrazioni.
I momenti in cui però abbiamo maggiormente percepito allerta, sono stati quando ci trovavamo nel tranquillo nord est dell’isola; uno dei punti più vicini in linea d’aria a Lombok, ed anche fra i meno turistici. Sentivamo e vedevamo aerei ed elicotteri dirigersi verso le zone colpite.
E sempre lì, nel silenzio della notte, un cane per due notti a fila è venuto ad ululare dalla soglia della nostra veranda, facendo riecheggiare il suo richiamo fino a molto lontano.

In un’altra circostanza, abbiamo notato in un tempio a Singaraja un’intera parete con antichi bassorilievi crollata. Abbiamo domandato il motivo di quelle macerie, e come temevamo, ci hanno confermato il recente gempa bumi (terremoto).

Macerie in un tempio di Bali dopo il terremoto a Lombok in Indonesia

L’episodio più destabilizzante è però capitato mentre eravamo su un marciapiede di Ubud. Stavamo leggendo un menu esposto all’esterno di un ristorante, quando ho avvertito delle improvvise vertigini quasi da cadere in terra, che visto il caldo stavo considerando soggettive. Nello stesso momento Lemu Rina stava bevendo acqua, credendosi disidratata… e abbiamo visto poi in pochi secondi riversarsi in strada una marea di persone.
Dal ristorante di fronte a noi la gente si è letteralmente alzata dal tavolo impanicata, ed è schizzata fuori (lasciando persino i cellulari sul tavolo); lo stesso hanno fatto coloro che erano all’interno degli edifici e delle attività commerciali lungo la strada. Tutti avevamo sentito il terremoto in corso!

L’esperienza dei turisti

In chi era a Bali, come noi, può essersi attivata quella sensibilità ad ogni minimo tremore successivo, che a molti subentra dopo aver sperimentato una forte scossa.
Chi era a Lombok o nelle tre piccolissime isolette adiacenti, ovvero Gili Trawangan, Gili Air e Gili Meno, l’ha subito all’ennesima potenza.
Tantissimi turisti hanno vissuto momenti di enorme paura, tra cui anche alcune persone conosciute che si trovavano in zona, (alcuni media hanno riportato quelli di Aldo Montano, i Beckham, Gary Barlow e famiglia, et similia…)

Alle Gili sono scappati in altura, dove in molti poi sono rimasti a dormire, per scampare all’eventuale tsunami; alcuni spostandosi con il solo ausilio della luce dei cellulari.
Nella disorganizzazione più totale, qualsivoglia indicazione veniva data solo in lingua locale, e non in inglese, nonostante l’enorme numero di turisti presenti.
Di conseguenza non sapevano cosa succedeva, dove andare una volta che dalle Gili sarebbero riusciti a rientrare a Lombok, se ci sarebbero stati dei voli di emergenza per evacuare, dove eventualmente dormire (se/cosa fosse possibile prenotare); ma anche semplicemente se le strade fossero agibili, se poter andare al porto.

Dalle Gili per Lombok, l’unico mezzo di evacuazione era via mare, e non esisteva alcuna lista di iscrizione. Nemmeno le file formatesi presso la spiaggia del molo dove tutti si erano riversati, erano organizzate. Questo ha tramutato il caos in qualcosa di ancor più spiacevole.

Prima la gente del posto, poi… i migliori offerenti fra i turisti.
I mezzi erano palesemente insufficienti, i soccorsi di Stato non arrivavano; per salire a bordo delle barche locali sono arrivati anche a chiedere milioni di rupie a chi non ne poteva più di rimanere a districarsi tra le spinte continue (e addirittura pugni) nella ressa.
C’era chi già aveva i biglietti di ritorno in mano (acquistati all’andata), e si è visto buttare giù perchè nel frattempo era arrivato qualcuno con soldi.
Si comprende che, fra chi è sopraggiunto per aiutare a “salvare”, caricando persone a bordo della propria imbarcazione, non tutti lo abbiano fatto per puro e unico spirito di solidarietà, ma anche (e soprattutto) per spuntare cifre più alte in una sorta di asta, sfruttando l’emergenza.

Atteggiamento tristemente non dissimile da quello di alcune compagnie aeree (tre in particolare, non tutte indonesiane), che pur sapendo dell’emergenza in corso hanno preferito decollare con aerei mezzi vuoti, piuttosto che far salire a bordo gente che non accettava di pagare prezzi esorbitanti per un posto.
(Non tutte per fortuna, c’è stato anche chi ha adattato le proprie politiche alle contingenze del momento).

Conclusioni

Sono situazioni che possono tirare fuori l’eroismo insito in qualcuno, o anche il peggio in qualcun altro, aggiungendo tragedia alla tragedia. Ad esempio un signore, terrorizzato è scappato dal suo negozio, quando è ritornato glielo avevano già saccheggiato.

Pesa il fatto che in seguito al terremoto in Indonesia il governo non abbia dichiarato con maggiore tempestività lo stato di emergenza. Prezioso l’apporto esterno di varie organizzazioni ed enti, senza le quali, probabilmente, le conseguenze postume sarebbero potute pure essere peggiori.
Bali è stata sfiorata dalla sciagura; Lombok, il cui connubio turistico è assai più recente, ne esce invece letteralmente a pezzi. Solo il tempo dirà se, e quando, riuscirà a veder rifiorire questo settore, cruciale nel portare denaro.

Cartello con indicazioni in caso di tsunami dopo un terremoto in Indonesia

Per quanto riguarda noi, fortunatamente non abbiamo incontrato particolari difficoltà legate al cataclisma locale, e non rientriamo fra gli stranieri coinvolti in certe vicissitudini.
Per noi il viaggio a Bali è stato molto bello e abbiamo potuto vedere tanto di interessante e meraviglioso, di trattazione in altri articoli; in questo, ci sembrava doveroso raccontare l’accaduto, riportando la nostra prospettiva vissuta sul posto, come in molti ci avete chiesto.

Cogliamo l’occasione per ringraziare chi ci ha scritto domandandoci come stessero andando le cose, ci ha fatto un enorme piacere.
Se condividere quel che si sta vivendo, è un po’ come portarne un pezzettino a chi lo vuole conoscere, per noi leggervi, è stato un po’ come avervi vicini… anche mentre tremava tutto! 🙂

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4 risposte

  1. Elisa ha detto:

    Caspita, quando capitano certi disastri mi stupisco ogni volta dello sciacallaggio che certe persone/compagnie pronte ad approfittare delle disgrazie e fare profitti sulla pelle della gente, ma ormai è diventata la normalità e non l’eccezione!

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Purtroppo in una situazione di emergenza, c’è anche chi la vede più come un’occasione per ottenere qualcosa, invece che un’occasione per essere d’aiuto.
      La cosa brutta è il non poter contare su alternative di scelta, e dover, in quei momenti, sottostare inderogabilmente alle loro condizioni.

  2. L'OrsaNelCarro ha detto:

    Ragazzi ricordo che mentre guardavo i tg il mio pensiero correva a voi. Ma poi guardando le stories ed i contenuti che condividevate mi rassicuravo! 😉
    No comment sullo sciacallaggio 🙁

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Carinissima Orsa! 🙂 Ci fa piacere che le stories abbiano avuto anche una funzione rassicurante, ed in effetti l’uso dei social in contesti simili è importante: come si dice, “un immagine vale più di mille parole”? Mentre eravamo a Bali abbiamo spesso pensato all’Italia, oltre ai terremoti del posto, seguivamo le vicende legate al ponte Morandi.

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