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Tempio di Erawan, danze e desideri nel cuore di Bangkok

Il piccolo tempio di Erawan, (ศาลท้าวมหาพรหม, ovvero Thao Maha Phrom, ri-ovvero tempio del signore Brahma il grande), se non fosse per l’inusuale collocazione probabilmente passerebbe quasi inosservato.
Ci sono però credenti che vi giungono appositamente da molto lontano.

Tempio di Erawan

Location del tempio di Erawan

Si trova a Bangkok, nel posto più improbabile per un sito spirituale del genere; in un angolo della trafficatissima Ratchadamri Road, all’incrocio con Ratchaprasong. Sembra quasi una piccola oasi nella jungla metropolitana di cemento, proprio ai piedi dello Skytrain (fermata Chit Lom), tra negozi, grandi centri commerciali, hotels e tanta gente in giro.

Ghirlande di fiori di un giallo sgargiante, incenso a profusione, statue di elefanti destinate ad essere offerte, musiche ad alto volume, danze in vestiti tradizionali, e tanti devoti che affollano uno spazio così piccolo.
Un forte contrasto tra i due mondi che coestistono proprio lì, nel cuore di Bangkok.

Chi è Erawan

Erawan, nella mitologia, è un elefante bianco con 33 teste (anche se nelle rappresentazioni, per semplicità, viene ritratto con “solamente” tre), ognuna delle quali dotata di 7 zanne. Per ogni zanna ci sono 7 laghi di loto, ognuno contenente 7 piante di loto, ognuna delle quali composta a sua volta di 7 germogli, ognuno con 7 petali, ed insomma, ci siam capiti…
Erawan trasporta in groppa il Dio Indra negli spostamenti tra Paradiso e Terra, e ne è anche elefante da guerra nelle sue battaglie contro i demoni.
È altresi responsabile della meteorologia mondiale, potendo scatenare alluvioni con le sue proboscidi, o al contrario, provocare siccità.

devoti in preghiera

Desideri e cerimoniali

È possibile che chi ha intrapreso lunghi viaggi per visitare appositamente il tempietto non lo stia facendo per la prima volta, ma vi stia ritornando per ringraziare.
Si dice infatti che al tempio di Erawan sia possibile esprimere un desiderio, e che questo si avvererà.
Non ricordo se ne ho espresso uno… E se lo avessi fatto? Non mi ricordo quale! E se poi si avvera, come faccio a sapere se tornare a ringraziare?
Nel dubbio, una soluzione potrebbe essere, un giorno, tornare, a ringraziare comunque… e dovessi esprimerne un altro: prendere appunti!
Piccola scusa insomma per ritornarci un giorno. 🙂

In realtà il problema non si pone, poichè non basta limitarsi ad auspicarlo internamente, ma vi è tutto un cerimoniale per esprimerlo.
Il fulcro del santuario è una divinità a quattro facce che rappresentano la conoscenza proveniente dai corrispondenti punti cardinali; si procede in senso orario seguendo una modalità specifica di preghiera per ognuna, in cui vengono fatte offerte di vario tipo, per lo più incensi, frutta e fiori, ed alla fine il rituale prevede dell’acqua santa.

La parte più colorata e piacevole è quella delle danze, a rappresentare una sorta di offerta agli Dei a titolo di ringraziamento.
Viene scritto il nome del devoto su carta, questi sceglie il numero di danzatrici (c’è un tariffario differente), e si inginocchia a cospetto della divinità, mentre alle sue spalle viene celebrata la danza (Lakhon chatri) per l’esaudimento del desiderio.
Praticamente una “danza on demand”.
Ciò che canta la danzatrice principale muovendosi in senso antiorario è una sorta di incantesimo, invocazione; successivamente la recita al contrario, muovendosi in senso orario.

Le danze accompagnano i fedeli nell'esprimere un desiderio
Le danze delle danzatrici del tempio di Erawan rappresenta un' offerta agli Dei

Le vicissitudini dell’Erawan Hotel

Si tratta dell’unico tempio, per lo meno di cui finora abbiamo conoscenza, che deve la propria esistenza ad un hotel.
Negli anni ’50 durante la costruzione dell’Erawan hotel, una proprietà di Stato, (l’attuale Grand Hyatt Erawan Hotel), si susseguirono diversi eventi infausti di continuo ostacolo alla prosecuzione dell’ambizioso progetto edilizio.
Sforamenti di costi, infortuni di lavoratori, persino la perdita di un carico navale di preziosi marmi Italiani.

In corrispondenza di quell’incrocio, a Ratchaprasong, in antichità venivano esposti i criminali al pubblico ludibrio.
Secondo gli astrologi, quel luogo possedeva influssi negativi, erano state poste le fondamenta nelle date sbagliate. Raccomandarono la costruzione di un tempio, per placare l’ira degli spiriti, insomma non una semplice, classica, “casa degli spiriti” come in alcuni contesti usa fare, ma facendo le cose in grande, un vero e proprio tempio.
Fu così che il 9 Novembre 1956 sorse il tempio di Erawan.
In seguito non si ebbero contrattempi, e i lavori vennero ultimati senza inghippi.

Davvero senza problemi?

Nel 2006 un uomo distrusse la statua a martellate, sbriciolandola in mille pezzi, e scatenando la reazione rabbiosa dei presenti; il linciaggio che ne conseguì, comportò l’arresto di due spazzini.
Sulle motivazioni del gesto sussistono linee di pensiero differenti: chi è per l’estremismo islamico, chi per la malattia mentale, chi addirittura l’ha pensata come una manovra di magia nera da parte del primo ministro in qualche modo finalizzata al mantenimento del proprio potere…

Erawan è un elefante a 33 teste

Nel 2015 poi, in un atto di ritorsione contro il governo Thailandese da parte dell’organizzazione turca Lupi Grigi, venne fatta esplodere una bomba che uccise 20 passanti e ne ferì tantissimi altri.
Nell’estate del 2016 una donna che stava transitando in auto, ebbe un malore che le fece oltrepassare la cancellata con il veicolo, sino a fermarsi a pochi metri dalla statua. Oltre a lei, nell’incidente rimasero ferite alcune persone, ma per fortuna non costò la vita a nessuno.
Episodi come questi hanno portato a domandarsi se fosse ancora il caso di mantenere il tempio lì.

Per quanto riguarda noi, sono gli accadimenti del 2010 ad averci avvicinato in maniera particolare, se non altro dal punto di vista temporale.
Quell’area della capitale Thailandese, occupata dalle camicie rosse, fu il luogo principale delle rivolte politiche di allora. Le attività al suo interno erano chiuse, gli abitanti sgomberati, si sparava a vista.
Vi furono vari, e vani, tentativi di negoziato, in cui non si giunse mai ad un accordo, sino all’irruzione da parte dell’esercito il 19 maggio; in seguito agli scontri morirono una novantina di persone.

Di queste vicende, e della situazione che trovammo durante il viaggio svolto in quel periodo, abbiamo raccontato in dettaglio nell’articolo “Prima della tempesta (annunciata)”, non perdetevelo!

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Una risposta

  1. Daniele & Marilena ha detto:

    Ad Osaka noi abbiamo incontrato un tempio molto carino a due passi da un concessionario di Ferrari, ma questo tempio vince sicuramente per il luogo in cui è stato collocato!
    Molto interessante questo mix di tradizioni, storia e vicissitudine varie…

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