Taxi a go-go!

Appena sali su un taxi ci sono le volte in cui l’istinto ti porta a chiederti se (o quanto) il taxista tenderà a fregarti, in un certo senso sopravvalutando la sua furbizia. Ma la volta che sali a bordo di un emerito imbranato e ti ritrovi a vagare per una metropoli senza che nemmeno lui abbia idea di dove sta andando, se non addirittura di cosa stia facendo, ti domandi invece quale degli estremi nella scala di scaltrezza sia peggio.

Si sta facendo notte e il complesso commerciale di Bangkok che stiamo lasciando sta per chiudere, di persone in giro ne sono rimaste pochissime, così come le nostre opzioni per il rientro in albergo. L’attesa di un taxi nell’area semideserta in cui ci troviamo è assai lunga, e vedere finalmente transitare uno di questi veicoli dal colore inequivocabile è di sollievo.

Esistono infatti taxi di svariati colori e altrettanti significati: verdi, azzurri, arancioni, rossi, gialli, blu, rosa, viola, porpora, ocra…. perfino bicolore: gialloverdi (privati, di proprietà dell’autista), rossoblu (a noleggio), e gialloarancioni (quelli di compagnie). La differenza tra uno e l’altro può essere consistente sia per prezzo che per qualità. In linea di massima abbiamo solo raramente avuto problemi, ma è un po’ come pescare una carta dal mazzo e scoprirla solo una volta a bordo.

Quella sera, un uomo piuttosto giovane, abbassa il finestrino e ci chiede la destinazione. Come consigliabile, si contratta la tariffa PRIMA della corsa, e mai DOPO, poichè altrimenti il prezzo può essere notevolmente gonfiato; in Thailandia, specie riconoscendo in voi dei forestieri, ci può anche essere il rischio che il tassametro, per quanto sia obbligatorio per legge e lo esigiate, non venga utilizzato.
La cifra che ci propone in baht (la valuta locale), è oltre il doppio di quella che sappiamo all’incirca valere per la tratta di nostro interesse, e alla nostra richiesta di utilizzare il tassametro, l’uomo sfoggia la classica scusa che, seppur non ne giustifichi il non-utilizzo, come da copione ci aspettavamo: “c’è traffico”.
Per quanto sia una città inquinata e caotica di giorno, il discorso di notte cambia completamente, e visto il nostro sorriso incredulo, il taxista sgomma via vedendo che non ce la siamo bevuta.
Lì le menzogne ti si attaccano come mosche al miele, sia che si tratti di furbacchioni davanti al Wat Phra Kaeo, il tempio più importante, che cercano di convincerti che proprio in quel giorno ci sia una fantomatica ricorrenza particolare per cui sarebbe chiuso, e allora ti vogliono portare (a pagamento) altrove, o che si tratti della vecchietta che, guardando l’orologio, inscena di dubitare dell’orario di apertura di un luogo turistico adiacente (chiaramente aperto), per provare a proporti invece di fare un giro in un negozio di sua conoscenza, o infine che si tratti della venditrice di strada che ti assicura che un pacchetto-escursione è tutto compreso, per poi scoprire con domande di approfondimento successive che invece molte cose vanno pagate a parte.

Passa diverso altro tempo, e si fa troppo tardi per poter avere ancora un minimo di potere contrattuale: eventualmente accetteremo anche di pagare qualcosa di più, pur di rientrare rapidamente in hotel.
Non transitano quasi mai automobili, per cui quasi rimpiangiamo di non aver accettato a scatola chiusa la semi-estorsione precedente, fino a quando un altro taxi con aria titubante si avvicina. Noi invece siamo tutto fuorchè titubanti, abbiamo già deciso che non lo scarteremo!
Il vecchio non parla inglese e non sembra nemmeno molto sicuro, alchè gli diamo il biglietto da visita del nostro hotel che è scritto nella sua lingua: sicuramente non ci saranno problemi perchè è uno dei più conosciuti in città, ma ovviamente attendiamo il suo assenso prima di salire.
Accetta di portarci dopo aver letto più volte le due righe del bigliettino; anche subito dopo essere partiti ha continuato a farlo, ed entrambe le ipotesi che formuliamo non sembrano promettere bene: o non ci vede…. e quest’uomo, seppur come una tartaruga, sta guidando! Oppure, ha finto di conoscere il famosissimo hotel nella speranza di passarci davanti per caso.

Tempo e tassametro corrono nella notte Thailandese, percorrendo alcuni vialoni deserti a passo decisamente moderato, inframezzato da alcune finte di sosta.
La cosa diventa sempre più irritante quando il signore si ferma in prossimità di hotels che non c’entrano nulla con il nostro e anzi, sono pure lontani dalla nostra zona. Lussi come un navigatore satellitare, o un cellulare per telefonare non ce li sognamo nemmeno, il massimo che possiamo fare è guardare in alto nella speranza di scorgere a distanza la torre del nostro hotel, e navigare “a vista” fino a lì… tentando in qualche modo di avvicinarci.
Esasperato dai suoi rallentamenti e soste apparentemente casuali, lo sollecito con un “Go! Go! Go!” mimando con la mano di proseguire perchè non aveva senso fermarsi in strade che, tra l’altro, iniziavano pure ad assomigliarsi un po’ troppo, come se stessimo percorrendo un circuito.
A quel punto il signore, che dalle mie parti si sarebbe guadagnato un particolare epiteto che indica una scarsa attitudine al problem solving, ovvero “INVORNITO”, si illumina, cambia andatura e con decisione arriva poco dopo a fermarsi nel quartiere a luci rosse.
Di fronte a una via famosa per la vita notturna, locali, topless bar e night club, mi ripete “Go-go” indicando quella strada che pedonalizzata pare avere anche un discreto viavai di gente. Capisco quindi che sta alludendo ad un “go-go bar“, appunto uno di quei localini.

Alterati, allora decidiamo di cambiare taxi, però non vorremmo farlo proprio lì, sostando per chissà quanto tempo ancora con aria spaesata.
In qualche modo gli facciamo capire di proseguire, anche se questa volta lui non parte subito, volendosi accertare che avessimo capito che proprio lì c’erano i “go-go” di spogliarelliste.
Teniamo gli occhi aperti nel caso si riesca ad avvistare un qualsiasi hotel abbastanza grande per fermarci ed uscire da quella che sta assumendo sempre più le connotazioni di una causa persa. Paghiamo Micheal Schumacher al volo, che più volo non si può, letteralmente lanciando le banconote dell’importo corrispondente al tassametro, per correre fuori ad attraversare la strada e bloccare un’altro taxi che sembra smanovrare di fronte al concierge di un hotel.
È occupato e quindi se ne va via, ma il gentile parcheggiatore che lavora lì, si premura di chiamarcene un altro per indirizzarlo dove vorremmo andare. Abbiamo buttato denaro per rimanere praticamente al punto di partenza, ma forse da quì avremo più fortuna e raggiungeremo la tanto agognata camera.
Questa volta ci capita un signore un po’ sgangherato, che si gratta la testa come se non capisse proprio esattamente tutto quanto, ma a parole ci dice di conoscere il posto. Subito appena partiti però, si colpisce ripetutamente la fronte in segno di autoammonimento flagellativo, e imbocca un vicolo cieco, fermandosi quasi alla fine con un’espressione interrogativa negli occhi.

Ci risiamo. Eccone un altro che si fa pagare per un giro a caso della città, e che considera un optional facoltativo la destinazione richiesta dai passeggeri.

A fatica fa manovra, nel tentativo di ritornare sulla strada principale, e finalmente la imbocca, questa volta in direzione opposta. Alla nostra perplessità, e alla conseguente domanda se è proprio sicuro di conoscere il posto, ci conferma di sì.
È stato faticoso e un po’ snervante, ma alla fine siamo arrivati, senza giungere alle luci dell’alba e senza esaurire il limitato contante a disposizione.
Abbiamo scoperto solo successivamente che per fare quel mestiere (N.B. non lo spogliarellista, ma il taxista), non sono richiesti esami e che quindi anche contadini dell’entroterra che non hanno mezza idea di dove si trovino i posti, possono scarrozzare gente.

Scegliete il colore, e fate il vostro gioco signori!

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2 Risposte

  1. 😂 …però il percorso verso il go-go bar lo conosceva!!
    Comunque l’importante é che la disavventura sia finita bene!
    Anch’io a Bangkok ho temuto con un tassista: era una moto-taxi ed ho avuto la pessima idea di dire che ero in ritardo ad un appuntamento.
    Abbiamo sfrecciato tra le macchine ai tremila all’ora e sfiorando chiunque.
    Sono arrivato puntualissimo…ma con tre anni di vita in meno per la paura!

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Lo conosceva, lo conosceva! 😉 Hahahah, certi “piloti” di tuk-tuk è meglio non istigarli! Con l’autista del nostro taxi avremmo potuto pure usare un frustino da fantino che non si sarebbe mosso!

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