A Dozza, i muri parlano !

I borghi Italiani sono luoghi quasi al di fuori del tempo, rappresentano uno spaccato di quella calma e semplice vita ben lontana dal caos cittadino, e sembrano (per ora) immuni dall’essere fagocitati dalla globalizzazione.
Siamo stati attratti in particolare da Dozza , perchè oltre alla rilassata atmosfera del borgo scandita ogni quarto d’ora da una scampanata, e agli stuzzicanti ristoranti con cibi tipici, vi si trova una sorta di museo a cielo aperto, rappresentato da dipinti e opere che decorano i muri del paesino.

Street Art nella piazza di Dozza

Vicino ad Imola , provenendo dalla via Emilia, Dozza è il primo comune di Romagna a darvi il benvenuto. In tal senso in passato rivestì anche un certo rilievo storico, poichè proprio lì nel XIII secolo venne stipulato un trattato fra la lega delle città ghibelline di Romagna (Cesena, Forlì, Faenza e Imola) e i guelfi di Bologna.
Come appreso tra i banchi di scuola, all’epoca i ghibellini non contemplavano l’inclusione della Chiesa negli apparati governativi, mentre i guelfi, a seconda delle correnti interne, erano propensi o ad una convivenza fra Papa ed imperatore , o ad un esclusivo comando ecclesiastico.
Oggi, a distanza di 8 secoli, in alcune nazioni esistono ancora teocrazie, ed in altre si discute di laicità dello Stato… forse si potrebbe proporre una mangiata risolutiva a Dozza!

Il piccolo è il suo bello

Il centro storico è graziosamente piccolo: volerlo riassumere in due strade e tre piazze è un po’ riduttivo, poichè si tratta letteralmente di un concentrato d’arte.
Dal 1965 si tiene la biennale del muro dipinto, in cui vengono creati murales, dipinte pareti di edifici, e create opere che arricchiscono di personalità ogni angolo del borgo.
Non prefigurandosi la dislocazione e la tipologia delle raffigurazioni che si susseguono a sorpresa nella loro varietà, ci si sente un po’ come Alice nel Paese delle meraviglie a cospetto di figure, che alternano colori e singolari soggetti, in una sorta di street art a pop-up.
Manca solo lo Stregatto! Chissà se questo, imbattendosi in due lemuri curiosoni, soffierebbe o farebbe amicizia. :O

Street Art a Dozza




Di “animaletti” comunque se ne trovano.
Ad esempio in una parente ridipinta di fronte alla rocca si nota un grifone, simbolo di Dozza, che si abbevera. Pare abbia sostituito un murale non molto gradito agli abitanti, che precedentemente raffigurava due scheletri cimentarsi in un rapporto “carnale”.
Di ossa invece non se ne trovano.
Quelle del cardinale Lorenzo Campeggi, uno degli antichi proprietari della rocca Sforzesca di Dozza, dopo la sua morte vennero bollite, imballate e spedite proprio lì da Roma, per essere riposte in una delle torri. Oggi sono state spostate.

La rocca di Dozza

La rocca conserva ancora tantissimo del fascino che la caratterizzò. La cucina con la sua fuliggine, i suoi camini, ed il suo pratico montacarichi, è la primissima stanza che si visita.
Ne segue poi un cortile con loggiato, dotato di pozzo, che presenta ancora qualche antico segno nelle pareti.
Reminiscenze ben più visibili nella lavanderia, dove in seguito a restauri sono stati rinvenuti (e si riescono a scorgere bene) delle decorazioni pittoriche con le simbologie araldiche di appartenenza.
Anche queste mura parlano.

La visita delle sale del primo piano trasporta in quella che fu la vita dei suoi proprietari, a partire dall’alcova di Lorenzo, equipaggiata di un raffinatissimo e discreto pertugio adiacente. Sì, ci siamo infilati anche lì dentro, a costo di rimanere incastrati, è più forte di noi!
E poi lo splendido salone, degno di grandi cerimonie. Uno dei proprietari del XVIII secolo, il marchese Emilio Malvezzi Campeggi, ne concesse l’utilizzo alla comunità per la messa in scena di commedie. Testualmente, scrisse: “quando il divertimento delle commedie […] sia ristretto allo scarso numero delle scritte persone e loro famiglie, sicchè non si facia (sic) un tumultuoso concorso“. Insomma tradotto: ve la lascio usare, ma basta che siate in pochi e non facciate casino. 😀
Si è poi liberi di vagare fra quadri e mobili stupendi, rivelatori di quel che poteva essere la vita di allora, in una sala d’armi, ed in una sorta di spa panoramica.

La cappella privata possiede un’insolito buco nel pavimento antistante all’altare, che fu scoperto durante i restauri. È illuminato, e guardando in basso si scorgono protuberanze in ferro alle pareti. Una scelta del genere non è casuale: è un pozzo a rasoio.
Si dovrebbe trattare di un trabocchetto per difesa interna, tuttavia questo porta alla mente un’altra illustre proprietaria della rocca di Dozza.
Nella tradizione locale infatti si dice che la spietata Caterina Sforza facesse precipitare amanti e nemici in trabocchetti o in pozzi a rasoio pieni di ferri taglienti, e che ognuno dei suoi castelli fosse quindi dotato di buche e sotterranei in cui gettare i malcapitati. Non era dunque così tanto piacevole venire invitati alle sue feste se poi qualcuno dei partecipanti spariva …

Ecco probabilmente da dove deriva il nome di un’altra botola in terra, sovrastata da una grata, chiamata “fossa dei suppliziati”, al centro di una stanza che mostra qualche strumento di tortura all’interno di una delle torri.
Non volendoci fare fuorviare dal soprannome, o dalla fama di Caterina, saremmo portati a considerare l’enorme parte sottostante come una cisterna/conserva, non propriamente idonea alla mescolanza con resti di torturati, tuttavia … nessuno può confermare nè smentire quale uso alternativo possa mai esserne stato fatto.

Non svegliare il drago che dorme

Le torri furono concepite di forma rotonda poichè più efficaci nell’oppore resistenza alle armi da fuoco.
Salendo una di queste , lo troverete lì che dorme beatamente. È Fyrstan , un enorme drago che al momento della nostra visita ha poco più di un anno di età.
Secondo antichi scritti locali, nel 1062, quando ancora l’area era boscosa e paludosa, venne scoperto un mostruoso rettile che uccideva il bestiame ed avvelenava le acque.
Vennero mandati degli uomini coraggiosi nei pressi di Bubano, armati di balestre, ma nulla poterono contro le squame impenetrabili della bestia.
Su come questa venne poi sconfitta esistono diverse versioni: una implica l’intervento di un contadino che lo uccide offrendogli del pane benedetto, e l’altra quello di San Basilio che lo trafigge con il velo della Madonna.
Contro una natura così ostile in epoca medievale si credeva a draghi e serpenti mostruosi, spesso come surrogato a spiegazioni che non si sapevano ottenere razionalmente.

il Drago della Rocca di Dozza




Il messaggio

In strada, ogni dipinto ha un suo soggetto, un suo stile, una sua dimensione, un suo messaggio, un suo diverso autore, e ci parla.
Dentro alla rocca di Dozza, ciò che resta dei segni rinvenibili sulle pareti anch’esso lo fa: ci parla per simboli.
Ma la voce più acuta, forse più sconnessa di tutte, l’abbiamo sentita nelle prigioni.
Dentro le mura, uniche compagne dei condannati, su cui si posarono i loro occhi e la loro mano, si trova un monito, per i posteri, quindi anche per noi, quì oggi:
O tu che guarda insu/io era come dici tu/tu serrai commo sono io/guarda in questo e spera in Dio“.
È stato inciso sul muro in una cornice sorretta dalla figura di uno scheletro , da un prigioniero del 1640 , tal Bartolomeo Monti.
Anche Giacomo Francesco Ceredi (o forse Cere ?) al di sotto del disegno di una croce scrive, in quello che sembra essere il graffito di un secolo dopo, che venne carcerato il 3 di Aprile.
Fra barrette verticali a contare i giorni, tante quante un mese, quelle pareti ci dicono altro ancora, come una macchina del tempo, con la grammatica dell’epoca, con le riflessioni maturate da Pasquale Zuffi, che pare prendersela con quell’anima dannata di Giosepe Soriani, in qualche modo responsabile della sua prima incarcerazione.

Graffiti nella rocca di Dozza

Graffiti dei prigionieri nella rocca di Dozza

Si poteva essere condannati senza possedere necessariamente gravi colpe. Basti pensare che un certo Cristoforo Massa, nel 1641 lo fu, per aver pranzato in una locanda di Dozza con a fianco un pugnale ed un archibugio carico, sostanzialmente in ciò che si configurerebbe come un porto abusivo d’armi.
Nella supplica che scrisse al signore feudale, Annibale Campeggi, che aveva potere decisionale in materia, oltre a giustificare l’accaduto in quanto appartenente alle milizie di Imola pertanto ritenendosi esonerato da tali norme, chiese una commutazione di pena (che poi avvenne).
Era prassi piuttosto comune concedere conversioni di pena in favore di più remunerative sanzioni pecuniarie.

I muri hanno tantissimo da dire… basta saperli ascoltare! 🙂

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15 Risposte

  1. SeleScinic ha detto:

    Un borgo assolutamente da scoprire… tra draghi e prigioni mi avete fatto davvero venire voglia!!

  2. iltuopostonelmondo ha detto:

    Mi piace scoprire che Dozza non sia più un borgo sconosciuto ma che sempre più persone ne parlano.
    Ho avuto il piacere di scoprirla l’anno scorso e ne sono rimasta letteralmente affascinata, è una cittadina che mi trasmette allegria e come avete detto voi, ha molto da dire grazie ai suoi muri!
    Un bacione :*

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Pensa che quando siamo andati noi stava gironzolando per il paese una comitiva di anziani Americani. Siamo rimasti un pochino stupiti nel pensarla come tappa di un tour, ma è uno di quei borghi che merita tantissimo!

  3. Rivogliolabarbie ha detto:

    E come sapete ascoltarli e raccontarli voi, nessuno! 😊

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Che bello , grazie ! 🙂
      Per quanto riguarda il raccontarli, ci siamo messi a farlo da poco tempo, ma poter condividere queste esperienze in un blog e vedere che sono apprezzate , ci fa enormemente piacere.

  4. Stefania Ciocconi ha detto:

    Conoscevo il borgo per i murales ed invece c’è anche un castello interessante da visitare!

  5. Valeria ha detto:

    Meta e post davvero interessanti 🙂 Capita a pennello ora che sto esplorando l’Emilia-Romagna!

    • Lemurinviaggio ha detto:

      L’Emilia Romagna ha tanto da offrire, ci fa piacere sapere che la stai esplorando, se passi anche da queste parti, una passeggiata nel borgo (ed eventualmente una visita alla rocca) sono consigliatissimi ! 😉

  6. Alessia ha detto:

    Grazie a voi scopro sempre luoghi, storie e curiosità insolite, interessanti e mai banali. Io ogni volta mi sento arricchita. Grazie 😘

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Wow , grazie a te! 😀 La nostra curiosità non ha limiti, siamo attratti sia dal moderno (e a Dozza lo si trova sotto forma di arte) e dall’antico (il borgo e la rocca sono proprio suggestivi!).

  7. stampingtheworld ha detto:

    Mi hai fatto venire voglia di visitare Dozza!!! Sai che adoro la Street art, non posso perdermela! 🙂

  8. Chiara Pancaldi ha detto:

    Dozza è uno dei miei borghi preferiti e, non abitando troppo distante, ho la fortuna di essere riuscita ad andarci più volte! 🙂

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