Rinascita

Non c’è reminiscenza delle vite precedenti, per chi crede alla reincarnazione.
La nascita, avviene in una nuova forma, in un nuovo luogo e in un altro tempo, comporta l’azzeramento totale dell’essere, che karmikamente prosegue il suo cammino spirituale in funzione delle esistenze pregresse, ma che carnalmente si ritrova a dover riapprendere tutto, a dover riformarsi e adattarsi, a dover evolvere di nuovo quel miracolo della vita che egli rappresenta.

Pensate a cosa sarebbe rinascere, mantenendo sè stessi come si è, potendo contare sulle proprie risorse in termini di conoscenza, esperienza e virtù acquisite.
Più che una rinascita vera e propria, si tratterebbe di un teletrasporto, in cui non cambiano le condizioni interiori ma solo quelle esteriori.

Nell’intontimento dell’arrivo di un volo che finalmente mi “reinstalla” in coordinate geografiche molto lontane dalle mie, ci vedo una metafora simile.
Stordito dal jetlag, per quanto mentalmente possa ricalcolare le ore di fuso orario modificate, stimi all’incirca quelle in cui ho pseudo-dormito, e faccia una cernita di quanta benzina ancora abbia, scendo le scalette dell’aereo sapendo DOVE sono ma non QUANDO sono.

Tanti pensieri pratici, tipo ipotizzare se la valigia sarà arrivata regolarmente (e senza danni), se i moduli da presentare a immigrazione e dogana difettino di qualche dato riportato male, il cambiare contante, procurarsi mappe…. ma poi ?

Poi viene il bello. Per quanto mentalmente usi gli ultimi rimasugli di glucosio rimasti dalla traversata appena compiuta, una parte meno razionale e più emotiva assorbe ciò che proviene dall’esterno.
A volte ti accoglie una spiazzante ondata di caldo irreale e umido, specie quando provieni poche ore prima da un inverno Europeo.
Fuori dagli Arrivi, i tratti somatici delle persone che ci circondano in aeroporto, il loro modo di muoversi e interagire, diverso da quello a cui culturalmente siamo abituati.
Non solo il linguaggio del corpo ma anche quello vocale, con suoni talvolta famigliari e altre volte meno.
Odori, colori …. e inevitabilmente qualcuno che ti avvicina per rifilarti qualcosa, tipicamente un trasporto in hotel a prezzi fuori mercato.

Disorientato, sono fasi in cui porto a compimento alcune azioni procedurali, iniziando ad abituarmi al nuovo liquido in cui sono immerso, guardandomi intorno sto rendendomi conto di cosa c’è, e mi ci sto amalgamando, forse perchè è la Natura che vuole così.

Sto infrangendo una sorta di barriera, o per meglio dire sto iniziando a prenderla a spallate, perchè sono troppo stanco per fare di più, dato che non vedo l’ora di arrivare in hotel, e concedermi del tempo per ricaricarmi.
Poi inizierà l’esplorazione, come un bebè che sperimenta ciò che lo circonda.
Da adulti in situazioni simili dobbiamo reimparare come ci si muove, cosa si può e non si può fare, come si può e non ci si può comportare quì, quali regole ci sono, come si comportano intorno a noi, che percezione hanno di noi, e con che grado di accuratezza riusciamo a distinguere cosa è ostile e cosa no.
Siamo adulti … ma trovandoci quì per la prima volta in assoluto, siamo come rinati in un altro luogo.

La seconda volta, per quanto esotico un luogo possa essere, è già tutto diverso.
Conosci già, sai già, hai già fatto, è molto famigliare. E’ come ritornare in un posto in cui si era stati da piccoli, e in certi momenti quasi pensi di essere come a casa.
Lì ci eri già “nato” una volta.

Se lo scrittore Edmond Haraucourt disse “partire è un po’ morire”, io umilmente, per come vivo questo genere di cose, mi permetto di aggiungere “arrivare è un po rinascere”!

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