Quale Barbara al Castello di Varsavia ?

In seguito alla morte dell’amata moglie Barbara Radziwiłłówna, il re Sigismondo Augusto cadde in una lunga depressione. Era disposto a tutto pur di poter rivedere, anche solo per un momento, la dolce metà perduta, al punto da arrivare ad esercitare insistenti pressioni su un noto stregone affinché soddisfacesse tale desiderio.

Il signor (Pan) Twardowski, che si diceva avesse venduto l’anima al diavolo in cambio di poteri soprannaturali, accettò di accontentare questa sua esosa richiesta. La notte tra il 7 e l’8 gennaio 1569 in una delle stanze del castello di Varsavia, mise in atto un rituale che avrebbe dovuto evocare lo spirito di Barbara.
Vestito in maniera bizzarra, iniziò a mugugnare frasi non intelleggibili e a compiere strani gesti, con l’ausilio di un’incensiera che fumava abbondantemente, e di uno specchio magico.

Castello di Varsavia

Gli occhi del re Sigismondo improvvisamente si sgranarono, come se avesse visto un fantasma.
Lo aveva visto! O per lo meno così credeva; nella coltre di fumo, la fioca luce che si rifrangeva sullo specchio, gli aveva palesato l’immagine della defunta regina.
A cospetto di cotal visione, il re in preda all’emozione, ruppe il patto.
Il misterioso signor Twardowski infatti, oltre a scegliere la stanza del castello di Varsavia che riteneva più opportuna, aveva posto come regola incontrovertibile, anche quella di non avvicinare, nè tantomeno toccare l’entità, allorquando si fosse manifestata. In caso contrario, sia a lui che al re, sarebbe presto toccata un’infausta morte.

Una Barbara c’è…

Ma fu più forte di lui. Sigismondo, di impulso, si avvicinò per baciarla, ed ella sparì urlando nel fitto fumo.
Si dice che, in quei momenti, il volto del diavolo sia apparso sullo specchio, e si sia crepato.
Ma si dice anche che, con la complicità del ciambellano, in questo rituale, sia invece stata coinvolta un’altra donna, tal Barbara Giżanka, la cui rassomiglianza a Barbara Radziwiłłówna era sorprendente. Caratteristica che, enfatizzata in una stanza semibuia, sarebbe risultata utile ad una messinscena…

Stanze del castello di Varsavia storia di Barbara Radziwiłłówna

Successivamente, Pan Twardowski ricevette la lauta ricompensa promessagli, e, nonostante fossero stati sollevati diversi dubbi sull’accaduto, continuò a rimanere presso la corte, sotto protezione di Sigismondo.
Dopo tre anni però, il re morì, e gli equilibri cambiarono.
Temendo allora di divenire un bersaglio, poichè rappresentava “qualcuno che sa troppo” (tra cui segreti di Stato), scappò, con i suoi valori e il suo specchio magico, dal castello di Varsavia.
L’intento era quello di andare a rifugiarsi da un amico nobile. Lungo il tragitto sostò nel villaggio di Mystki, a nord est di Varsavia, alloggiando in una locanda dal nome “Rzym”.

L’alchimista-astrologo-chiaroveggente era indubbiamente un uomo molto furbo, come si suol dire, che “ne sa una più del diavolo”. Nel contratto fra loro, aveva infatti concordato una clausola speciale, secondo la quale avrebbe ceduto la propria anima come contropartita solo quando egli avrebbe visitato Roma… (luogo che non intendeva visitare mai).
Si può dire gli sia anche andata bene, poichè in vita aveva guadagnato con notevole rapidità, fama e ricchezza, e aveva vissuto agiatamente premurandosi di “consolare” re Sigismondo, attraverso le proprie pratiche. Ma solo per un po’…

Rzym, in Polacco significa “Roma”. Venne ucciso proprio in quella locanda.

La luna, e il ragno compagno

Nel folklore comunque, Twardowski non viene destinato alla dannazione eterna.

Possiamo dire che quel fumo nella buia stanza del castello di Varsavia, col suo confondere realtà e finzione, rappresenti molto bene l’essenza di una leggenda: spesso pura invenzione, talvolta con un fondo di verità, altre volte realmente accaduta ma frutto di progressive distorsioni. Quali che siano i dosaggi, o quanto prevalga di una o dell’altra, generalmente non è noto; in questo caso si diverge sul fantastico.

A Twardowski vengono infatti risparmiati gli inferi in maniera piuttosto fantasiosa: mentre viene trasportato verso l’inferno, si mette e pregare la Vergine Maria; cosa che lo fa sfuggire alla presa del diavolo, e cadere a metà strada. Atterra sulla luna, dove rimane poi a vivere per sempre.
Suo unico compagno, un ragno, che di quando in quando, ancor oggi, egli fa discendere sulla Terra attaccato ad un filo magico, cosicchè possa osservare cosa succede e torni da lui a riferirglielo.

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16 risposte

  1. Bruna Athena ha detto:

    Ahahah adoro queste storie folkloristiche. Grazie per condividerle con noi ^_^

  2. Sapete d’ora in poi non guarderò più i ragni come prima! Sti spioni! 😛
    Ps: Roma? Ma non era “vedi NAPOLI e poi muori”? 😉 Sempre sfiziosi i vostri racconti!

  3. Le leggende polacche somigliano per atmosfere e “fregature” a quelle ceche, questa non la conoscevo proprio ma è davvero carina! Tutto sommato il tizio se l’è cavata con poco!

  4. vittoriabasile ha detto:

    Storia davvero carina. Sfiziosissimo il ragno ed il filo magico (dalla Luna la vista deve essere fantastica!).

  5. Lory ha detto:

    Grazie per questo post!!! Un abbraccio Lory

  6. Interessante! Mi piace gustare succosi aneddoti della fantasia storica

  7. Martina Bressan ha detto:

    Bellissima questa storia.. i protagonisti hanno tutti nomi particolari, e anche la locanda Roma, ora mette u po’ d’ansia andare in locali che hanno il nome di città specialmente se Roma. Simpatico il ragno spione, non avevo mai pensato ai ragni in questo modo… 🙂

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Attualmente ci sono locande con quel nome che rivendicano un qualche legame con quella del racconto. Di nessuna di queste però, si hanno riferimenti storici che ne comprovino l’esistenza risalente a quegli anni.

  8. Gianluca ha detto:

    Che sia realtà o no la storia è avvolgente….ma il nome Sigismondo allora esiste davvero?…😊😁

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