Ponte di Tiberio a Rimini: tra storia e leggenda

Di ponti, nei secoli, l’umanità ne ha costruiti innumerevoli, perfezionando tecniche e stili; tuttavia, nonostante le odierne tecnologie, capitano purtroppo ancora casi in cui non reggono quanto preventivato.
A Rimini c’è un capolavoro di architettura che è tuttora in piedi ed operativo da millenni: il ponte di Tiberio.

Ponte di Tiberio… e di Augusto

Venne avviato nel 14 d.c. sotto Augusto, a collegare il decumano (l’attuale corso d’Augusto) di Ariminum, ovvero la Rimini degli antichi romani, con il suburbio, oggi borgo San Giuliano, sul fiume Marecchia.
Venne completato nel 21 d.c. , dal figlio adottivo Tiberio. Sarebbe forse più giusto chiamarlo ponte di Augusto e Tiberio; le iscrizioni latine in lastre di pietra sui parapetti interni, li celebrano entrambi.
L’imperatore Augusto possiede comunque un’altra opera che porta il suo nome, allineata col ponte, dall’altra parte del centro città: l’Arco di Augusto. Se l’arco rappresentava l’entrata in città, il ponte ne rappresentava l’uscita.

Leggenda del Ponte di Tiberio di Rimini

Uno dei simboli di Rimini

Il millenario ponte di Tiberio poggia su cinque archi di dimensioni differenti, in cui il più grande è quello centrale, formando una leggera incurvatura. Specchiandosi nelle acque sottostanti crea una simmetria bellissima, che anche dopo tanti anni che lo osserviamo continua ad affascinarci.
È un vero e proprio simbolo della città, e ne sostiene tuttora il normale traffico; quando la stagione lo permette viene periodicamente pedonalizzato.

Il logorio e l’usura del tempo sono le avversità che continua a fronteggiare, ma nella sua lunga vita ne ha scampate parecchie. Da peripezie naturali, quali piene del fiume e terremoti, in particolare quelli del 1672 e del 1786 , a quelle indotte dall’uomo, e dai popoli che vi sono transitati.

Nel 552 , durante la guerra fra Goti e Bizantini, il comandante goto Usdrila, che avrebbe potuto piuttosto ordinarsi più tranquillamente qualche piadina, ordinò l’abbattimento dell’ultima arcata verso il borgo, così da impedire l’ingresso all’esercito Bizantino del generale Narsete. Nel 1528 avrebbe anche scampato un incendio ordito dal signore locale, Pandolfo Malatesta, conosciuto come “Pandolfaccio”.

Il ponte di Tiberio fu l’unico attraversamento del Marecchia a non essere stato distrutto durante la seconda guerra mondiale. Le retroguardie dell’esercito nazista in ritirata piazzarono delle cariche in punti strategici della zona, ma la notte tra il 20 e il 21 settembre 1944 il ponte di Tiberio non crollò… forse fu il buon cuore del maresciallo Willi Trageser che sabotò l’operazione, o forse fu la buona sorte che non fece detonare propriamente l’esplosivo.

Storia e leggenda del ponte del diavolo a Rimini

La Leggenda del Ponte di Tiberio

La costruzione del ponte si portava appresso problemi su problemi, a causa di incidenti e crolli di ciò fino al momento realizzato.
Ci vollero ben 7 anni, ma all’epoca sembrava quasi che il progetto non sarebbe mai riuscito a giungere a compimento.

È da segni di zampate caprine sulla balaustra che probabilmente nacque la leggenda legata al ponte di Tiberio.
Il diavolo si offrì di aiutare San Giuliano, nella costruzione del ponte, in cambio della prima anima che vi sarebbe transitata sopra. Il Santo, che ne sapeva una più di lui, accettò, ma vicino all’ultimazione dell’opera benedì i massi, camuffando la benedizione da filastrocca, e vi fece rotolare sopra un “anma”, ovvero ciò che all’epoca stava ad indicare sia una forma di cacio, che un’anima…
Il diavolo imbestialito, scagliò via il macigno che stava trasportando, (all’epoca i sindacati non c’erano), che andò a formare il cosiddetto Sasso del diavolo, vicino Perticara, e stizzito prese a pedate il ponte senza riuscire però a demolirlo.


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