Notre Dame , fuoco nel cuore di Parigi

Brucia dentro, vedere Notre Dame bruciare.
Di chiese e cattedrali che portano quel nome ce ne sono diverse, ma quella che le fiamme stanno divorando è proprio lei, proprio la più famosa, proprio quella nel cuore di Parigi, il monumento più visitato della capitale francese.

Cattedrale di tutti

Lo sgomento nel vedere le prime immagini del dramma che si sta consumando, inietta una fortissima tristezza. Mentre assistiamo al disastro, ci sentiamo come se questo stesse avvenendo nella parrocchia del nostro quartiere, Notre Dame la sentiamo tutti un pochino nostra.
Forse perchè quasi tutti ci sono stati, perchè tra i milioni di visitatori che ne ammirano la bellezza, quell’edificio storico, capolavoro di arte gotica, ha lasciato qualcosa dentro.
Ma anche in chi non ci è stato, è viva la consapevolezza che ciò rappresenti una preziosa testimonianza storica del passato e tesoro dell’umanità.
Personalmente non ricordo il numero preciso di volte in cui ho avuto la fortuna di poter visitare la cattedrale; da bambino con i genitori, da adolescente con la scuola, da adulto con Lemu Rina, e a questo punto spero di poterci un domani rientrare ancora da anziano a coglierne la magnificenza.

Altare all'interno di Notre Dame di Parigi

Notre Dame divorata dalle fiamme

Eretta sull’ubicazione di un tempio pagano, venne ultimata nel 1344 seguendo in alcuni tratti,  tecniche che i Templari avevano importato dalla Terra Santa. Il tetto, andato completamente perduto, era sostenuto da un telaio in quercia detto “la foresta”; gioiello di architettura medievale, ciascuna delle 1300 travi era stata ricavata da un albero diverso, l’equivalente di 21 ettari.
Erano in corso dei costosi restauri là sopra, tant’è che la guglia era contornata da ponteggi in metallo affinchè i lavori potessero procedere.

Paradossalmente, lavori di miglioramento, di manutenzione, si sono trasformati in devastazione, dato che sarebbe scaturito proprio da lassù il rogo che ha ridotto in cenere arte e storia; oltre 800 anni che se ne vanno in pochi minuti…
Poco dopo l’orario lavorativo degli operai, intorno alle 18:50 del 15 aprile 2019, sono state notate le fiamme sul tetto, ed è stata fatta evacuare tutta Ile de la Citè. Non ci sono feriti, ma è essa stessa, una ferita che brucia in tutti noi.

Incendio a Notre Dame de Paris avvolta dalle fiamme
Foto da Agence France-Presse/Getty Images

Crollo simbolico

È un colpo al cuore. Il fuoco si espande, forma una inquietante croce infuocata avanzando laddove, lassù, riesce a corrodere.
In un periodo così difficile, che la Cristianità sta affrontando, la flèche, quella alta punta che svetta, rappresentandone un suo simbolo, è avvolta dalle fiamme e poco dopo, inesorabilmente, crolla.
Se già una enorme colonna di fumo, che si erge da un edificio che mai ti aspetteresti, di per sè evoca ricordi da 11 settembre, vedere collassare sotto agli occhi del mondo, la guglia di Notre Dame, li marchia indissolubilmente.
Quello è, e deve rimanere, il punto zero… non ground zero!
Il punto zero è il punto situato proprio di fronte all’ingresso alla cattedrale, da cui vengono convenzionalmente calcolate le distanze da Parigi. È il centro.
Fu Luigi XV a conferirne tale caratteristica, ed oggi una lastra in bronzo ne identifica la collocazione precisa, quale origine di tutte le strade.

Nostre Dame Parigi in una giornata d'inverno

I tesori di Notre Dame

In Francia altre chiese sono bruciate in tempi recenti, forse la più rappresentativa è St.Sulpice (quella del Codice Da Vinci), il mese prima; ma a Notre Dame, tocca una coincidenza temporale agghiacciante, il lunedì prima di Pasqua, nella settimana Santa.
Turisti e Parigini radunati oltre i cordoni di sicurezza guardano attoniti, molti in lacrime, lo scempio che sta avvenendo a loro cospetto, alcuni pregano, il senso di perdita è enorme.

Da casa, impotenti di fronte a schermi di tv e di computer, un incoraggiamento va ai 400 pompieri che stanno rischiando la vita per salvare quanto più possibile. Aldilà della struttura in sé, la cattedrale di Notre Dame de Paris contiene centinaia di opere d’arte, dipinti e reliquie. Ad esempio la corona di spine che secondo la tradizione, Cristo portò nella risalita al Calvario, la cui esposizione incomincia proprio nella settimana Santa, quel tragico, incancellabile, lunedì.
E poi un pezzo della croce, conservato in uno scrigno di cristallo, un suo chiodo custodito in un reliquiario, e la tunica di San Luigi.

Nel tetto si sono salvate le 12 statue degli apostoli ed altre quattro, che pochi giorni prima erano state rimosse per i restauri esterni in corso. Il gallo segnavento in cima alla fleche è caduto con essa, ma si è miracolosamente salvato venendo proiettato fuori dallo spettro del fuoco. Contiene le reliquie di Saint-Denis e di Sainte-Geneviève, oltre ad un frammento della corona di spine, e si dice protegga i parigini.
Alcune sculture hanno scampato la tragedia poiché in prestito ad una mostra a Torino; molti dipinti anneriti dal fumo, richiederanno denaro e tempo prima di tornare al loro splendore.

Cosa ne sarà di questo pezzo di storia

Negli anni si proverà a ricostruire quanto andato perduto, (nella migliore delle ipotesi) il più possibile somigliante a quel che c’era prima, ma non sarà mai la stessa cosa.
Non saranno le stesse superfici che hanno scampato pestilenze, la guerra Franco-Prussiana, la comune, la rivoluzione francese, le due guerre mondiali, e l’attentato sventato nel 2016; le stesse che hanno ispirato i grandi della letteratura, come Victor Hugo.

Quanti occhi si sono posati sui colori dei grandi rosoni del 1200 nel corso dei secoli, anche di personaggi che hanno fatto la storia. Posizionandosi nel punto di intersezione della pianta a croce è possibile vederli tutti e tre contemporaneamente, il passato, il presente , il futuro … Un punto che ha il sapore di eternità.
Un luogo dove, a cospetto della statua della Madonna, un grande laico come lo scrittore Charles Pèguy si convertì al cattolicesimo, dove si tennero l’incoronazione di Napoleone Bonaparte e la beatificazione di Giovanna d’Arco.
Ora più che mai ci rendiamo conto che Notre Dame, che abbiamo visto lì, che sappiamo essere sempre lì, in tutta la sua fragilità, eterna non è.

Una candida Notre Dame imbiancata di neve

Fortunatamente, grazie allo sforzo dei soccorritori, la struttura è salva. Chissà se anche quei gargoyle che appostati là in alto difendono Notre Dame, sono riusciti a metterci del loro.
Notre Dame risorgerà dalle proprie ceneri.

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