Mors tua, Vita mea

Trovarsi faccia a faccia con un animale selvatico evoca sempre qualcosa di primordiale. Apparteniamo a due specie diverse che per un momento si notano e in qualche modo comunicano.
Ci è capitato nei freddi mari del nord con una balena curiosona, ma lì la eravamo andata a cercare; o con un leopardo che ha quasi sfiorato la nostra jeep in Sri Lanka, ma anche in quella circostanza, per quanto rarissima, eravamo lì appositamente.
Incontri prettamente più casuali ne abbiamo avuti in Australia con canguri e wallaby, ed in alcuni Paesi, tra cui la Malesia, con scimmie di diversa razza, dimensione e indole…. ma con queste ultime è diverso, in fondo anche noi siamo Lemurinviaggio 😉
È una situazione singolare, perchè è come permeare nel mondo di quell’essere, che, se non si spaventa, e (ovviamente) se non attacca, si ritrova a sua volta in una condizione di circospezione e studio di fronte a te.

A Danzica, intenti a parcheggiare di notte nel retro dell’hotel, di tutto ci saremmo aspettati tranne che vedere un coso marrone che si muove dietro ad un cespuglio.
Di “coso marrone” già ne avevamo avuta esperienza, transitando in macchina all’interno delle caratteristiche foreste polacche. Si parla di coso, proprio perchè vista la sua impressionante velocità, aveva attraversato la strada in una frazione di secondo, al punto da non riuscire praticamente a distinguere di cosa si trattasse.
Le nostre ipotesi, che vertevano sulla volpe, hanno trovato conferma nello stupore di quella notte, quando rimanendo nel massimo silenzio dentro la macchina, per non spaventarla, notiamo proprio una volpe a pochissimi metri da noi!

Si muove, ma non scappa, sembra avere qualcosa in bocca. Aumentiamo con accortezza i fari che, puntati altrove, non ci consentono però di accertare la situazione.
La volpe, sebbene ci abbia notati, rimane lì perchè è troppo attratta da qualcosa , forse un uccello.
Sono scene che abbiamo visto solo in televisione. Nell’emozione scendo con cautela dall’auto per poter vedere meglio, e mi domando se la volpe sia ostile all’uomo, se possa attaccarmi, specialmente in un contesto in cui sta catturando una preda che non vuole cedere, magari considerandomi un’antagonista.
Scendo armato solo di telecamera, e sono i primissimi istanti a rivelare le gerarchie. Probabilmente sono stati proprio quelli, i momenti comunicativi più importanti nella determinazione dei comportamenti che sarebbero seguiti, in cui i nostri istinti hanno formulato delle valutazioni immediate l’uno dell’altro.
In quei frangenti, senza che se ne corra chissà dove, ho la possibilità di realizzare chi davvero ho davanti: le dimensioni sono più o meno quelle di un cane, ma le proporzioni sono diverse, una codona lunga, un muso affusolato, una postura differente, molto più selvatica.
Lei infatti rimanendosene lì, presissima dall’impadronirsi di quell’uccello bianco, non prova a spaventarmi. Al contrario, nonostante io sia attentissimo a non disturbare, è invece lei a reagire leggermente ai miei minimi spostamenti; da questo ho la percezione che ipoteticamente potrebbe scappare, senza attaccare, (e secondo me è ciò che a sua volta potrebbe aver pensato del sottoscritto).

L’uccello, che credevamo moribondo, è invece vivo… poverino, si divincola, non vuole morire, pone resistenza come può, ma la volpe predatrice è in modalità caccia, spietata, crudele, inevitabile per chi nella catena alimentare ricopre la sua posizione.
I versi di quell’uccello, in quelli che sembrano essere i suoi ultimi momenti di vita, mi fanno completamente riconsiderare l’accettazione che avevo avuto fino ad allora, nelle vesti di semplice spettatore e niente più.
Reazione evidentemente simile, a quella di un cliente che aveva assistito alla scena in uno dei terrazzi dell’hotel, da dove emette un verso per cercare di spaventare la volpe.
Infatti la goffa reazione dell’uccello nel divincolarsi tra i denti aguzzi, durante un’incursione, e soprattutto quei versi strazianti, si sono tradotti dentro me in: “Aiuto sto morendo, salvatemi per favore! Voglio vivere!“… e a quel punto come posso rimanere inerme a guardare e non aiutarlo ? La volpe, che intanto si è allontanata, in fondo potrà cibarsi di altro nei dintorni, lei è in salute, ma l’uccello che forse stordito non ha ancora spiccato il volo, è in trappola.

La volpe è attizzatissima, vorrebbe tornare a ucciderlo, ce l’ha nel mirino, ma è frenata dalla mia presenza.
Mi frappongo infatti fra i due nella speranza che il volatile (un po’ più grande di un piccione) nel frattempo se ne voli via, ma cammina solamente, ha un ala storta, non riesce a volare, la sua condanna pare firmata.
Nel notare che il predatore, avendomi in soggezione, sta tenendo le distanze da me, talvolta l’uccello claudicante mi avvicina!
La volpe scatta velocemente da sotto una macchina parcheggiata, ma la rimbalzo, poi ci riprova da dietro un cespuglio, mi si pone pure davanti, le prova tutte per infilarsi. Lemu Rina crea insieme a me una sorta di barriera fisica più ampia per contrastare i veloci tentativi di infiltrazione del furbo animale, che una volta ci prova dall’estrema destra, poi dall’estrema sinistra, ed è difficilissima da contenere perchè più passa il tempo e più prende confidenza con la nostra presenza, al punto da avvicinarci sempre più. Si passa dalla marcatura a zona, a quella a uomo, a quella a volpe!
L’uccello è vivo, ma rimane nel suo angolo, non riesce a scappare, la situazione è ad uno stallo.

mors tua vita mea




In tutte queste fasi ci sono state scene buffissime.
La volpe aveva un comportamento che per certi versi sembrava un cane, e per altri un gatto.
Agilissima, si fermava di fronte a me, e come fanno i cani quando stai giocando con loro, ad un mio movimento, lestissima impostava l’inizio di uno scatto, rimanendo sul posto reattiva sulle sue quattro zampette nere. Come quando fingi di lanciare via un bastoncino a un cane da riporto, prima di tirarglielo veramente.
A noi toccava “allargarci” sempre più con corpo e mani, perchè oramai sembrava aver preso abbastanza fiducia nei confronti degli umani, da lasciar pensare perfino di non farsi problemi a penetrare sfiorandoci, se solo ci fossimo distratti lasciando aperto un varco.
Ad un certo punto, nella sua furbizia, cambia drasticamente approccio e tenta di fare l’amicona. Si avvicina lentamente a me, piano piano…. come se non me ne stessi accorgendo, come se non avessi capito. Con nonchalanche mi voleva passare vicino…. mancava solo lo facesse fischiettando!
In quella circostanza, la ammonisco come con un animale domestico che sta per combinare una marachella, intonando con tono di ripresa: “Dooove vai ??? Nooo… noooo…“, e lei dopo aver desistito facendo qualche passo indietro, si siede e si lava urgentemente il deretano!
Proprio come fanno cani e gatti quando li sgridi, e nell’imbarazzo si buttano in un’attività facendo gli indaffarati, evadendo l’orgoglio ferito.
Una scena che ci ha fatto sbellicare, perchè in fondo sarà pure selvatica, ma certi comportamenti assomigliano tantissimo ai nostri animali domestici. 😀

L’uccello bianco è ancora in quell’angolo formato dalle pareti esterne dell’hotel, ed è di fronte ad una porta trasparente che di notte è chiusa ed allarmata.
La volpe dopo una miriade di approcci diversi, ne tenta un altro ancora, che per astuzia batte tutti quanti gli altri del repertorio: le finte di corpo, gli sfondamenti in velocità, la mimetica, l’amicizia ravvicinata … questa volta si acciambella e finge di dormire!
Proprio lì, nel posto più improbabile al mondo. Come se ci credessimo che di punto in bianco dormi per davvero, alzando di continuo la testa per guardare in direzione dell’uccello. 😀 Come se ci bevessimo che per davvero non ti interessa più quel povero volatile, che nel frattempo si sta illudendo di poter continuare a resistere, solo perchè in quell’angolo, chi gli dava la caccia, per ora, non ci è tornato.
La sceneggiata è assai ironica, ma lascia intendere che a questo punto ci vuole prendere per sfinimento, e non possiamo certo trascorrere la nottata lì! L’unica chanche di sopravvivenza è fare aprire quella porta.

Non sarà facile spiegare in reception, a tarda notte, la faccenda. Ci sono telecamere, ma se in tutto quel tempo non si è visto nessuno dello staff, evidentemente nell’hotel non ne sono al corrente.

faccia a faccia con un animale selvatico




Decisamente no.
Entro infatti a esporre la strana situazione. Nel silenzio totale, i 4 occhi dei due giovani receptionists mi fissano attentissimi senza battere ciglio, e senza perdersi una sillaba di quel che sto dicendo.
Piombare lì a quell’ora e raccontare una storia che sembra una favoletta, non dev’essere così comune: “Ci sono una volpe e un uccello qua dietro, la volpe ha messo all’angolo l’uccello, …. “, insomma a quale morale Esopica voglio arrivare? Cosa sto chiedendo loro di fare? Che strana esigenza ha adesso questo cliente?
Finisco il breve e surreale resoconto, e loro rimangono congelati con occhi ancora fissi e sgranati; sulle prime non realizzo se la mancanza di reazioni sia dovuta al non aver capito, o all’essere stati colti alla sprovvista, fatto sta che mi sono sentito un’ipnotista!
Nel dubbio concludo con: “… se apri la porta qua di fianco, forse riusciamo a salvare l’uccello.

Uno dei receptionist improvvisamente prende vita (n.d.a. non ho schioccato le dita), afferra rapidamente un mazzo di chiavi, e arrivando in semi-pattinata alla porta di vetro, scorge l’uccello dietro, disattiva l’allarme e apre con la chiave, adocchiando anche il suo predatore.
Va detto che io e Lemu Rina eravamo già da diverso tempo in interazione con l’animale, ma giustamente da parte di chi è appena arrivato, va superata una fase di iniziale ritrosia.
Ad esempio, in precedenza, fintanto che eravamo noi due, era capitato che dei clienti uscissero da una porta, ma che impauriti se ne fossero rientrati dentro, per poi uscire da un’altra uscita ed andare alla loro macchina allungando il giro.
Il ragazzo della reception, si adopera insieme a noi nel fare entrare dentro l’hotel il volatile, che ad un certo punto contrariato dal trovarsi la strada inversa, barricata dalle mie mani, trova pure l’ardire di protestare con un “wheeeehhh!“; anche lui riesce a strapparci qualche risata, prima di riuscire a condurlo attraverso quella porta.

L’uccello è dunque sparito dalla vista della volpe, che non trovandolo più, si arrenderà. È salvo.
Avremo pure scaricato ai receptionists la patata bollente, ma loro potranno poi fare uscire il pennuto dalla parte anteriore dell’hotel, dove la volpe non avrà coraggio di andare.

Decisamente no.
Pare che più tardi, il ragazzo tenesse ancora in mano l’uccello per riportarlo al chiuso, con la volpe che li seguiva, e che rimasta dietro la porta sarebbe voluta addirittura entrare dentro!
Speriamo che la scaltrissima volpe ad un certo punto abbia accettato di cambiare menu della serata…

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12 Risposte

  1. OhMioDDio non so se sia voluto o semplicemente sia la mia mente bacata ma questo testo contiene una valanga di doppisensi hahahah 😀 😀 😛
    Anche se solitamente patteggio per i cattivi (nei cartoni animati e nei fillm) riconosco che qui è stata dura! Per la “cosa marrone” ho provato in ordine: simpatia, amore, fastidio, odio, tenerezza, empatia e per finire tanta ammirazione e quindi invidia!
    La volpe secondo me il menu alla fine l’ha cambiato. E lo hanno cambiato anche i ragazzi della reception: non avete sentito in nottata un profumino di pollastro arrosto? 😉

    Bentornati dalla terra polacca! 😀

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Dal nostro punto di vista erano entrambi buoni (non da mangiare eh!:D ), però coinvolti in un imbarazzante inghippo in cui non si possono trovare compromessi, nemmeno a cospetto di Santi Licheri di Forum! O uno ci lasciava, letteralmente, le penne, o l’altro rinunciava a quel succulento pasto…

  2. Marika ha detto:

    Sono curiosa di sapere che fine ha fatto il pennuto 🤔.

    • Lemurinviaggio ha detto:

      La mattina successiva abbiamo fatto il check-out un po’ di corsa, e non abbiamo avuto modo di domandare alla ragazza se i receptionists del turno notturno le avessero lasciato detto qualcosa in merito.

  3. vagabondele ha detto:

    È la dura legge della natura.. mi rendo perfettamente conto che detto così sembra spietato ma la volpe è comunque un carnivoro ed è nella sua natura cacciare..

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Se fino a prima avevamo visto volpi solamente di sfuggita, trovarsene una a pochi metri mentre sta cacciando è stupefacente. Attentissima e velocissima da navigato predatore.
      In quella circostanza non siamo riusciti però a ignorare le sofferenti ma tenaci richieste d’aiuto dell’uccello. La volpe comunque ci ha dato impressione di non avere difficoltà nel procurarsi cibo. 🙂

  4. Stefania ha detto:

    È la sua natura.. povera volpe è rimasta senza cena! Magari aveva dei piccoli da sfamare

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Purtroppo sono di quelle situazioni in cui una delle due parti in causa è inevitabilmente costretta a rinunciare a qualcosa. Se ai piccoli della volpe sarebbe toccato vederla tornare senza il pasto della serata, nel caso dei piccoli dell’uccello non l’avrebbero proprio rivisto tornare.

  5. ladiesarebaking ha detto:

    😂 che volpe testarda, chissà come le sono girate le scatole 😂 E bravissimi voi a salvare il malcapitato pennuto, che avrebbe potuto mostrare almeno un po’ di gratitudine 😂

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Lui si era alzato un attimo e aveva mosso l’ala con quel verso come a dire “ohhh! scansati” , senza ovviamente capire che se lo avessimo lasciato andare in quella direzione sarebbe finito molto male. Comunque dopo un po’ ha collaborato ed è entrato…. anche perchè dell’hotel non avrebbe di che lamentarsi, è molto bello!

  6. Rivogliolabarbie ha detto:

    Non posso confermare l’incredibile curiosità che mi scaturiscono sempre i vostri post! Avete avuto un bel coraggio a mettervi in mezzo fra una volpe e la sua preda 😂 forse io l’avrei lasciata fare, vista anche la sua natura ma sono sicura che mi sarebbe scesa la lacrimuccia per il piccolo pennuto!
    Se c’era una foto che avrei voluto vedere era quella con le espressioni degli addetti alla reception! 😂
    Erica

    • Lemurinviaggio ha detto:

      La volpe aveva capito che non eravamo ostili nei suoi confronti ma che stavamo solo ponendoci da ostacolo per dare tempo alla preda di scappare. Quando è venuta vicina facendo l’indifferente, ha probabilmente messo alla prova un nostro eventuale attacco. Da parte nostra c’è stata solo una sgridata , ma in quel momento era bastata a farle capire che avevamo posto dei paletti con autorità.
      Un morso sarebbe stato un problema piuttosto grosso, ed anche andarsene a dormire con il cruccio di avere ignorato le richieste dell’uccello di salvargli la vita, non sarebbe stato il massimo.
      I receptionists erano attentissimi, come se il mio racconto fosse un indovinello di cui non perdersi nemmeno un dettaglio che possa eventualmente fornire indizi per la soluzione. Non annuivano, nemmeno sorridevano (magari pensando ad uno scherzo), erano letteralmente freezzati! O_O

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