Lungo Pelo alla Corte di Francia

Alcuni canoni di bellezza cambiano nel corso delle epoche, altri si mantengono invece secondo circa gli stessi standard anche a distanza di secoli.

Per fare un esempio dei primi, si può pensare all’abbronzatura: in molte culture passate, era considerata da volgar volgo, associata a chi trascorreva la giornata lavorando i campi, in contrapposizione all’aristocratico lattiginume di chi se ne stava a corte.
Oggi è invece una sorta di status symbol estetico che viene “sudato” in ore trascorse immobili al sole come gechi, o addirittura pagato tramite sedute di solarium in lettini abbronzanti.
Un’eccezione: con un po’ di stupore abbiamo constatato in una afosa estate in Corea del sud, come diversa gente del posto, nonostante un sole che non dà respiro, passeggiasse o perfino facesse jogging completamente coperta (quando sarebbero stati più consoni T-shirt e pantaloncini corti), a volte addirittura con guanti! Da rischiare malori a causa della mancanza di traspirazione….
Scene più evidenti al mare, dove si vedevano sia sulla sabbia che in acqua, sfoggi di completini carini e utili a non prendere sole.

Ci sono però alcuni crismi, senza stare a cercare il pelo nell’uovo, che nel tempo rimangono almeno parzialmente immutati. La donna non ama il pelo superfluo, ed il non asportare la sua superfluità, quando questa si trova in punti piuttosto visibili, viene socialmente associato a trascuratezza.
Persino l’uomo moderno sempre piu edonista ed esteta, sta iniziando una campagna di sterminio dei propri peli superflui, arrivando ad eccessi che portano a pensare a una demascolinizzazione in corso. Chissà se perdendo il pelo, perderà anche il vizio…
L’irsutismo, nella donna, è un anomalia che ai giorni nostri ė medicamente trattabile ed esteticamente minimizzabile con efficaci ritrovati cosmetici, ma un tempo “la donna barbuta”, oltre a radersi come facevano gli uomini, non poteva fare granchè d’altro.

Castello di Blois

Al castello di Blois tra giochi di potere, intrighi, complotti ed attentati, ci ha colpito una ragazzina, completamente ricoperta di peli sulla faccia.
La “ragazzina mannara” in questione, ė Antonietta Gonzalvo, di cui siamo venuti a conoscenza grazie a un quadro di Lavinia Fontana, esposto in una delle sale raffinatamente decorate del castello.
La sindrome l’acquisì per via congenita, altri della sua famiglia erano ipertricotici.
Il suo quadro (XVI secolo) si trova in quel castello perchè, per via della sua rarissima peculiarità, veniva invitata alle corti dei signori dell’epoca, e grazie a questi “tour” ebbe accesso a un ottimo sostentamento, e ad una invidiabile istruzione, tant’è che viene ricordata come molto intelligente.
Fosse nata in secoli successivi sarebbe probabilmente stata un fenomeno da baraccone, messa in mostra da circhi itineranti di città in città, alle dipendenze di chi lucra sulla dignità altrui. Situazioni in cui, avere il pelo sullo stomaco, può non bastare.
Fortunatamente non ė però quello il suo contesto, perchè aldilà di una fisionomia che sulle prime può imbarazzare, poteva prendere parte a eventi mondani, conversazioni intellettuali, vestiva elegante e quant’altro comportasse la vita di corte.

Donna barbutaHo la tendenza a immaginare le donne dell’epoca come meno volubili dal punto vista estetico rispetto alla nostra generazione, che subisce bombardamenti mediatici a proposito della propria immagine; perciò lei la immagino, come succede a tutte, avere i giorni in cui non si piace, ma anche tanti altri in cui si sente di avere in esclusiva qualcosa che le altre non hanno, che possiede unicamente lei. (In realtà volendo proprio “fare le pulci”: anche le sorelle possedevano questa rara propensione ad impellicciarsi).
Erano inoltre epoche in cui, invece di scegliersi reciprocamente, era comune promettere qualcuno in matrimonio, per cui il fattore estetico diveniva secondario rispetto a requisiti che un matrimonio combinato richiedeva. La immagino allora non temere nemmeno di rimanere sola, perchè paradossalmente proprio quella “disgrazia” le faceva sempre avere qualcuno interessato a lei.
Il padre, affetto dalla medesima condizione ad esempio, sposò una bellissima damigella d’onore (non irsuta), e vista l’erudizione acquisita arrivò a guadagnarsi il titolo di “don”.
Di Antonietta non si sa…

Si sa solo che terminata la carriera e le ospitate in chateau e palazzi, i componenti della famiglia pelosa si sarebbero via via trasferiti a Capodimonte, dove se ne sarebbe poi persa traccia.
Ce li avrei visti bene a fare i parrucchieri per vips.

Ma ora, mesdames et messieurs, ecco a voi la strofa del regio coiffeur:

Lungo pelo alla corte di Francia,
c’è nel regno una bimba Pelù.
Lunghi capelli e barba in guancia,
si acconciano come vuoi tu.

Il buon padre voleva un pizzetto,
ma ahimè tu vuoi di più.
Il barbiere ti arriccia il baffetto,
lady dal baffo in su.

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11 Risposte

  1. Marika ha detto:

    Ciao, sempre molto curiosi e divertenti i tuoi post. In merito all’abbronzatura vorrei fare una precisazione. Solo in Italia ci teniamo così tanto ad arrostirci al sole. In medioriente, Asia ed Africa le donne usano creme schiarenti, niente sole e cerone di fondotinta bianco porcellana perché secondo le loro tradizioni, usanze e conoscenze, le principesse hanno la pelle chiara, quindi simbolo di nobiltà.

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Grazie Marika! Proprio vero, occidente ed oriente , in quanto a intenzioni di tintarella differiscono assai. Fanno eccezione le mode Yamanba , Manba e Ganguro che da quanto appaiono innaturali, oltre a scaturire sorrisi, fanno un pochino impressione.

  2. Stamping the world ha detto:

    Mi sento un po una dama di altri tempi! Non per i peli, eh (vabbe, da calabrese dire che non li ho sarebbe una menzogna immane), ma per l’abbronzatura.
    Mai piaciuta, ma forse perché non riesco ad abbronzarmi: prendo il sole, divento color aragosta, spello e torno bianca 😂

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Anche in questo è la natura a decidere. In Romagna assistiamo ogni estate a tentativi di abbronzatura da parte di Tedeschi, Russi, e NordEuropei in genere … ma a loro volta si scottano e si spellano , raggiungendo un color wurstel. Pelli nobili! 🙂

  3. Ma questo post è sponsorizzato dalla Gillette? 😛
    Ve lo dico senza peli sulla lingua: il sonetto è fantastico…col contropelo! 😀 😀

  4. lillyslifestyle ha detto:

    Conoscevo questo dipinto ma ne ignoravo la storia, grazie per averla condivisa sul tuo blog. Ad averlo letto prima lo inseriv nel capitolo della mia tesi di dottorato sul corpo femminile e i “peli”. 😉

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