No Pain, No Gain

Mi trovo in un frullatore di carne umana.
È troppo tardi per annullare, ci sono dentro e oramai l’unico modo per arrivare alla fine è dentro questa gabbia con le ruote.
Mi trovo a Lillehammer, città norvegese famosa per le olimpiadi di qualche decennio fa, nella pista olimpionica di bob. Uno speedaholic come me voleva provare l’ebbrezza della velocità del bob olimpico, seppur con il disappunto che in estate su ruote si raggiungono “solo” i 100km all’ora invece dei 130 invernali su ghiaccio, ed eccomi qua. Ho voluto lo slittino: pedalare!

Non è la prima volta che firmo liberatorie per eventuali “contrattempi” che potrebbero incorrere durante un’attività, ma questa volta, vedendo ben descritte le diverse tipologie di sollecitazione che vengono sottoposte alla schiena in una situazione simile, ho più di un ripensamento.
Certo però che anche tenermi il rimpianto per chissà quanto a venire non mi sta bene. Cosa sarà mai qualche G. Pare che in alcuni cambi di direzione si ricevano fino a 3g (ovvero 3 volte la forza di gravità) lungo una discesa da poco più di un minuto, in 1.7km , si può fare….

Risalendo in cima alla pista, in furgone insieme agli altri pazzoidi suicidi, l’adrenalina inizia a salire, specie scrutandoci negli occhi fra noi.
Liberatici di telefonini, occhiali,  portafogli e qualsiasi altro oggetto libero, si indossano rapidamente una cintura anti-ernia, un casco, dopodichè arrivano istruzioni semplici e basilari nell’eventualità di cappottamento del bob.
Faccio un po’ di stretching cercando di preparare il fisico allo shock imminente che ho pagato la bellezza di 240 corone (circa 30€), nella speranza che la mia già menomata schiena non ne risenta.

Nella discesa non vedi nulla, non puoi prevedere nessuna curva (in tutto 16), né tantomeno i salti, sei in una sorta di bara con le ruote, nelle mani del pilota. Infatti nel fragore dello scorrere delle ruote e delle turbolenze in faccia, ti arrivano in corpo delle fucilate a tradimento, a volte a destra, a volte a sinistra, a volte da sopra, che ti tolgono il respiro e ti fanno letteralmente schizzare fuori dal carretto.
Già dopo alcune curve in piega non vedi l’ora che sia tutto finito, con enorme rispetto per gli sportivi di questa disciplina (dalla tv non sembra così provante) e per chiunque altro abbia a che fare con forze laterali simili , tipo i piloti di auto da corsa.

Scendo stordito, da questa maxifrullata umana, forse pezzi miei si trovano addosso ad altri che erano con me (bob da 4), e forse ho addosso brandelli di altri. Forse è proprio questo il bello dell’esperienza.
Nei giorni successivi ho combattuto con la schiena a pezzi, guidando lungo gli splendidi tornanti norvegesi, ho recuperato e ho proseguito il viaggio senza nessun rimpianto, senza domandarmi cosa si provi a resistere a energie così drastiche scaricate addosso nel massacro di discese come quella.

È un’esperienza che consiglio in quanto sconsigliata. Ma che sconsiglio perchè non è una sorta di montagne russe da luna park. Forse è più simile a una ventina di frustate. Insomma: se avete il fisico, siete masochisti, e volete sentire le olimpiadi rimbalzare in mezzo alle vostre vertebre, allora lanciatevi!

LILLEHAMMER - NO PAIN NO GAME

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2 Risposte

  1. febbraio 1, 2017

    […] Uno è un giro della morte da fare in bicicletta: ti legano a una bici in un anello di un paio di metri di diametro ed inizi a pedalare, dapprima oscillando avanti e indietro e poi, con molto sforzo, iniziando a prendere il ritmo fino a riuscire a fare alcuni loop da 360°. Un termometrone registra a quanti G arrivi (presumibilmente due). Io personalmente non ho potuto provarla, pur bramando assai, in quanto reduce da un infortunio alla schiena occorsomi qualche giorno prima, sempre in Norvegia, sul bob olimpico di Lillehammer. […]

  2. maggio 21, 2017

    […] Uno è un giro della morte da fare in bicicletta: ti legano a una bici in un anello di un paio di metri di diametro ed inizi a pedalare, dapprima oscillando avanti e indietro e poi, con molto sforzo, iniziando a prendere il ritmo fino a riuscire a fare alcuni loop da 360°. Un termometrone registra a quanti G arrivi (presumibilmente due). Io personalmente non ho potuto provarla, pur bramando assai, in quanto reduce da un infortunio alla schiena occorsomi qualche giorno prima, sempre in Norvegia, sul bob olimpico di Lillehammer. […]

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