Le cascate del Niagara

Arrivare e di primo impatto vedere le cascate del Niagara dal parcheggio antistante non rende loro onore e gloria che meriterebbero.
Sono austere, fragorose ed esteticamente splendide come un quadro d’autore, ma dal di lì “non basta”. Ti vuoi avvicinare di più, sentire più forte il rumore, ammirare più da vicino quel muro d’acqua, arrivare a sentire lo spostamento d’aria.

Ci sono posti in cui probabilmente fuorviati dalla loro fama, abbiamo riscontrato una sorta di rimpicciolimento della realtà rispetto al nostro immaginario: il sito archeologico di Stonehenge, il ritratto della Gioconda, e le cascate del Niagara.
Ma il problema in questo caso si risolve subito: basta imbarcarsi per il Maid of the mist, che avvicina il gorgo di acqua, barcollando come una barchetta di carta e regalando una pioggia di emozioni…. soprattutto a chi sta nel piano scoperto superiore nel momento in cui ci si avvicina di parecchio alle cascate, sfidandone la potenza.

Il bello è proprio quello. Inalare acqua, stare in mezzo a grida eccitate di persone, scattare foto un po’ come vengono per via di vapore e gocce, e per un attimo fermarsi a pensare, a distanza di pochi metri da quella parete, come la natura possa aver creato una meraviglia simile.

Sono cascate di 51 metri con una portata stimata intorno ai 2400 metri cubi al secondo, al confine tra Canada e Usa. Il lato Canadese è indubbiamente il più bello. I due Stati sono uniti dal Rainbow bridge, su cui si rischia di perdere un bel po’ di tempo in coda per timbro al passaporto e ripartenza, in certi orari della giornata.

Di sera vengono proiettate suggestive luci color arcobaleno che creano diverse coreografie allietando il passeggio lungo la Niagara parkway, ma ammirarle, ascoltarle e respirarle a qualcuno probabiblmente non è bastato, c’è chi ha voluto sfidarle.
Ad inizio secolo Annie Edson Taylor vi si buttò all’interno di un barile, uscendone viva ma sanguinante. Fu imitata da Bobby Leach, che ci rimise ginocchia e mascella rotte. Ci provò allora anche Charles Stephens, ma non seguì il consiglio di testare prima il barile, così finì con il venirne parzialmente sbalzato fuori, e morire.
Jean Lussier nel 1928 si fabbricò una sorta di palla di gomma da due metri dotata di un tubo per l’ossigeno, che lo protesse nell’esibizione. Tempo dopo ne rivendette i pezzi, e quando finì i componenti originari, si mise a vendere copertoni di pneumatici spacciandoli per tali…
George Stathakis tentò l’impresa in compagnia della sua tartaruga di 150 anni: lei sopravvisse ma lui purtroppo no.
Quello non fu l’unico animale coinvolto in gesta analoghe: un gatto di nome Lagara fu il “prescelto” per il salto nel gorgo, e a sua volta, se la cavò!
Negli anni 50 William “Red” Hill, Jr si costruì un vascello, ma non ebbe fortuna, il suo corpo venne ritrovato il giorno successivo.
Negli anni 80 Karel Soucek su un particolare barile di ferro riuscì a uscirne illeso ad una velocità stimata di 120km/h. L’unico danno fu dovuto all’orologio da polso che al momento dell’impatto lo colpì al volto.
Negli anni a seguire, stunt simili vennero usati anche per attirare l’attenzione su cause di vario tipo, ad esempio in una campagna anti-droga o per i senzatetto, talvolta risultando fatali. Iniziative del genere sarebbero vietate, ma anche i salti involontari non sono mancati, fra persone che avevano tutto in mente fuorchè quello di sfidare la sorte. Un bambino di due mesi venne lasciato cadere, senza venire mai ritrovato: in seguito Dunia Sayegh (28 anni) venne condannata per omicidio di secondo grado. Anche corpi di adulti finiti lì dentro non sono mai più stati ritrovati, ad esempio di sfortunati che ne vennero travolti, usciti per un giro in kayak.
Nel 2003 uno stupido, intrepido e fortunato Kirk Jones, si buttò in acqua a 100 metri prima dello strapiombo, compiendo quindi successivamente il salto senza l’ausilio di nulla, ed uscendone perfino miracolosamente illeso. L’intenzione era quella di registrare la bravata, ma l’ubriacatura degli amici incaricati, fece sì che non venisse immortalata.
Si beccò una multa di 2300$ e venne bandito dal Paese. Dichiarò in seguito che si era trattato più di un tentativo di suicidio che di un numero da sfoggiare.
Qualche anno dopo, un uomo (rimasto anonimo) tentò di porre fine ai propri giorni, per fortuna senza successo, nonostante le lacerazioni di vario tipo conseguite.

Quel rumore, quel vapore, quello spettacolo. Ti risucchiano a sè, ma così come il fuoco, non ti ci puoi avvicinare troppo, e non puoi nemmeno scherzarci, poichè la Natura non perdona.
La loro forma a ferro di cavallo, e le loro pareti, rendono queste cascate inequivocabilmente riconoscibili ovunque; quando finalmente sei lì e le riesci ad avvicinare, vorresti toccarle e spostare quella tendina d’acqua, ma a noi umani non è concesso. Possiamo però ammirarle, ascoltarle e respirarle…



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11 Risposte

  1. Diletta ha detto:

    Ci sono stata anche io… bellissime sensazioni, bellissimi ricordi. Non so per quanto tempo ho conservato l’impermeabilino usa e getta che ti danno durante il giro sul battello!
    Non sapevo di tutti questi salti tra le cascate comunque :O

  2. Lemurinviaggio ha detto:

    Anche nooiii! l’impermeabilino lo conserviamo insieme ai cimeli di viaggio, come ricordo di quella splendida esperienza. Ci fa piacere che l’articolo ti sia piaciuto ^_^

  3. Marika ha detto:

    Queste ci mancano nelle nostre mete. Ma un giorno anche noi indosseremo l’impermeabile e via… Complimenti per aver elencato una parte delle storie che molti spesso dimenticano di mettere, ma che a mio parere arricchiscono e mettono in luce la zona o la città che si va ad esplorare.

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Noi siamo amanti delle cascate e il mito delle Niagara non potevamo perdercelo. Consigliamo vivamente la visita soprattutto dal lato Canadese. Noi avremmo voluto riprendere quel battello almeno altre 10 volte

  4. Ho parlato anch’io delle cascate del Niagara nel mio blog e condivido il senso di delusione quando arrivi in un luogo con grandi aspettative. Il contesto a me non è piaciuto, peggio di Las Vegas. La vera Las Vegas, se vogliamo, ha pure un senso, ma tutta quell’accozzaglia di roba a Niagara no, non l’ho proprio capita!

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Senza venire avvertiti prima di arrivarci, ci si immaginerebbe che i dintorni della cascata siano naturalistici o per lo meno compatibilmente affini a quel contesto.
      Invece gironzolando nel paesino ci si ritrova praticamente in una mini Las Vegas a misura di turista, e questa creazione dell’uomo stride alquanto con quella, splendida, della natura.

  5. Alessia ha detto:

    Più bello il lato canadese, senza dubbio, ma a me le Cascate del Niagara hanno in generale un pochino deluso, forse per quei trappoloni per turisti che ci sono nel circondario, non so. Il tour con la Mail of the Mist forse è l’unica cosa imperdibile…Non conoscevo tutte le storie degli intrepidi che hanno le hanno scelte come trampolino infernale… Poveri gli animali coinvolti loro malgrado e quel bimbo di due mesi mai ritrovato…😕

    • Lemurinviaggio ha detto:

      La cosa triste è che per business si è trasformata, o l’hanno voluta trasformare, in una piccola Las Vegas, stravolgendone la sua tipicità che di natura, poco avrebbe a che fare con ciò che gli hanno costruito vicino.
      Per quanto riguarda la parte non artificiale le cascate sono ipnotiche, rimangono l’attrazione principale, e sono visibili anche di notte con suggestive illuminazioni.

  6. Falupe ha detto:

    Le Niagara Falls mancano nella mia mappa dei luoghi visitati. Spero di colmare quanto prima; terrò a mente quanto da te descritto 👍

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