L’apostolo mauriziano

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4 Risposte

  1. untrolleyperdue ha detto:

    Un esempio per chi predica bene e razzola malissimo. Ce ne fossero di più di queste persone così magnanime! 😉

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Purtroppo, soprattutto al giorno d’oggi, c’è chi fa del “bene” solo di facciata o solo a parole, ma per fortuna esistono ancora anime nobili che senza ostentarlo, dedicano la propria vita al prossimo.

  2. Elena del Becaro ha detto:

    Sarò impopolare, ma devo essere onesta. C’e sempre un aspetto a cui non si pensa quando ci si riferisce ai missionari ed è che la loro carità a un prezzo: la perdita di un pezzo di cultura locale, lo smantellamemto di un sistema religioso e rituale alla base delle civiltà originarie. Perché? Perché noi occidentali dobbiamo sempre intervenire in questo modo? Lo dici tu stessa: ha evangelizzato 67.000 persone. Ce n’era bisogno? Non ti sembra che si ricade sempre nell’ottica dell’uomo bianco salvatore che sostituisce un credo e una cultura locali con qualcosa che sembra sempre meglio di ciò che c’era? Ma lo è veramente? Non fraintendermi lui sarà stato sicuramente un illuminato come ce ne sono stati tanti nelle Missioni in America Latina, Africa e altri parti del mondo, ma il prezzo dell’aiuto dei missionari è alto. Bisogna tenerne conto.

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Bella osservazione! Noi siamo per la massima tutela di popoli e territori. Col passare del tempo, nei nostri viaggi, ci duole talvolta constatare come su molti aspetti culturali ed economici, certi luoghi tendano a perdere le proprie radici, e ciò che peculiarmente li caratterizzava.
      Che la causa sia dovuta a contaminazioni eccessive (se non addirittura assimilazioni quasi totali) da parte di altre culture, oppure a un’estinzione ineluttabile delle proprie tradizioni, si tratta comunque di patrimonio che va irreversibilmente perduto (lingue, credenze religiose, usanze, ecc).
      Nella fattispecie, siamo giunti a considerare due aspetti, sulla liceità o meno nell’intervenire in maniera così rilevante su società altrui.

      Il primo è il rapporto costo/benefici.
      Gli ex-schiavi Mauriziani dell’epoca erano allo sbando: erano sì liberi, ma quasi del tutto incapaci di gestire la propria esistenza.
      Sessualmente erano promiscui, le donne rimanevano incinte e lasciate sole senza nemmeno sapere di chi fossero i figli. Laval, fu cruciale nel forgiare ciò che rappresenta il mattone della società, ovvero la famiglia. Erano inoltre analfabeti, e destinati a rimanere perennemente emarginati, senza alcuna possibilità di crescita o inserimento, e lui li alfabetizzò.
      Possedevano pochissimo, e quel poco se lo rubavano a vicenda, a scapito del più debole fra i deboli, e Laval cercò per quanto possibile di educarli nel rispetto reciproco, e nell’aspirazione di intendere la propria esistenza non solo come singolo, ma come comunità.
      Il collante che egli conosceva, e che poteva dare una direzione e un senso a chi sopravviveva alla giornata, era ovviamente la religione. Può effettivamente essere discutibile, ma a quei tempi le società occidentali ne erano fortemente impregnate, ed il modello di riferimento inevitabilmente se la portava dietro come elemento di un certo peso.
      Da quel che si conosce dell’epoca, loro non erano felici. Solo le elitè vivevano benissimo. Gli ex-schiavi , li si sarebbe potuti anche lasciare com’erano, ma non avevano prospettive.
      Da un lato dunque, il costo è perdere il proprio stile di vita precedente (che li faceva soffrire, a cui dubito tenessero), e dall’altro, il beneficio è di aver imparato a leggere e scrivere, aver formato famiglie, trovato lavoro, e costruito insieme edifici a miglioramento della vita di tutta la comunità.
      In quel particolare caso, pensiamo che per la gente del posto, in tal senso, sia più ciò che ha guadagnato. (Al contrario di quel che diremmo invece di aborigeni in Australia o di indiani d’America).

      Il secondo aspetto su cui abbiamo riflettuto, è l’obbligatorietà.
      Sebbene incoraggiati a farne parte, non pensiamo che nessuno degli ex-schiavi sia stato obbligato ad abbracciare quella religione contro la propria volontà.
      Gli edifici costruiti, rimanevano a disposizione di tutti, senza distinzione di credo (o di ateismi). Le cure, mediche e non, che Laval rivolgeva ai più disperati avvenivano a prescindere dal loro interessamento o meno al Cristianesimo. Rivolgeva il proprio amore a chi era discriminato, per cui, aldilà dell’impostazione che poteva proporre come educazione, pensiamo che il “costo” rappresentato dall’abbandono di come vivevano prima, fosse facoltativo.

      A Mauritius comunque di stravolgimenti ce ne sono stati parecchi: fu per un periodo sotto i Francesi e per un altro sotto gli Inglesi. Ma prima di tutti, erano arrivati gli Olandesi, che alcuni secoli fa ebbero addirittura effetti sulla fauna del posto… costata l’estinzione del povero Dodo (al ritorno dal nostro viaggio, ne abbiamo scritto un articolo dai toni tragicomici).

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