L’Antico Ducato di Urbino in un viaggio lungo 5 fortezze

Protagoniste di questo Guest Post sono cinque fortezze dell‘antico Ducato d’Urbino, raccontate da Marco, buona lettura!

Quello di Urbino era uno Stato piccolo, ma fiorente sia dal punto di vista culturale che economico. In pratica, una sorta di isola felice in quel mare di febbri e tempesta che era l’Italia del periodo tardomedievale.

Tanta ricchezza giungeva dritta dritta nelle casse feltresche dalle committenze militari e poi veniva in buona parte redistribuita in opere pubbliche che, a loro volta, creavano lavoro e lenivano le sofferenze della popolazione meno abbiente.
Ma non tutto, nell’antico Ducato, era rose e fiori: più volte i Signori di Montefeltro si erano ritrovati a dover fronteggiare un problema tutt’altro che di facile soluzione. Se le condotte militari pagavano bene e permettevano al territorio di prosperare, dall’altro lato – quando i soldati erano a combattere lontano da casa per questo o l’altro governante – le difese venivano meno.
Cosa non di poco conto se si pensa che sul capo di Urbino pendeva l’inaffidabile e forte spada dei vicini Malatesta di Rimini.

Fu la mente di Federico da Montefeltro a partorire uno dei pensieri più folli – e assieme grandiosi – che potessero trovare compimento. L’idea, tutto sommato, era semplice: occorreva che in pochi potessero difendersi dalla moltitudine, e per riuscire nell’impresa era necessario munire il tutt’altro che esteso territorio di un incredibile numero di fortilizi. Ma non rocche come se ne erano già viste, bensì di fortezze a tal punto innovative da sconsigliarne l’assedio già alla prima occhiata anche al più ardito dei nemici.

Nel corso dei secoli molte di queste strutture sono state annientate dall’incuria e altre dalla volontà dello stesso figlio di Federico che, per timore che le stesse potessero finire nelle mani del traditore Cesare Borgia, fece abbattere le più portentose con la giustificazione che “non esiste rocca più forte del cuore della mia gente”.
E – per inciso – la storia dice che il ragionamento del buon Duca di Montefeltro non conteneva di errato neppure una virgola.

Ad ogni modo, alcune straordinarie rocche sono sopravvissute alle angherie del tempo e queste, oltre a testimoniare l’incredibile ieri del territorio, raccontano agli occhi di oggi una bellezza senza pari. E allora non ci resta che andare a dare un’occhiata!

Rocca Ubaldinesca

Il nostro viaggio comincia dalle parti di Sassocorvaro dove, piantato nel centro della cittadina, se ne sta un qualcosa al limite dell’incredibile: è la rocca ubaldinesca. Ciò che più nell’immediato colpisce di questo quattrocentesco edificio sono le mura: non più piatte e immobili come nell’attesa di parare il colpo (atteggiamento tipico delle fortezze d’allora), bensì tondeggianti. Di più, la rocca ha la forma d’un animale. Una gigantesca tartaruga che – forte della sua impenetrabile corazza – pare voler avanzare, attaccare il nemico senza attendere di subirne l’iniziativa.
Non di meno, la fortezza è la prima costruzione antisismica della storia e, al contempo, la prima progettata per resistere alle armi da fuoco.

Se gli amanti di storia e architettura nel visitare questo luogo troveranno pane per i loro denti, i cultori delle discipline esoteriche ne rimarranno semplicemente estasiati. Qui, infatti, Ottaviano degli Ubaldini fece realizzare una scuola destinata a divulgare un ‘sapere superiore’, un sapere espresso finanche dalla stessa costruzione: ogni angolo trabocca di simboli e messaggi in codice e visitare il fortilizio ubaldinesco è gesto che di per se stesso rappresenta un rito di iniziazione.

Ma dal punto di vista strettamente militare la rocca di Sassocorvaro fu davvero elemento così portentoso? Sì e no. Il geniale Francesco di Giorgio Martini, suo progettista, aveva certo azzeccato la mossa giusta per ridurre al minimo i danni conseguenti l’effetto delle bombarde: l’impatto dei proiettili era effettivamente attenuato dalle forme tonde e sfuggenti, e non di meno la forza del colpo veniva ripartita attraverso un complesso sistema di travi a tutto il corpo di fabbrica diluendone la potenza.

Tuttavia non è un caso se la nostra bella testuggine di pietra è ancora oggi ricordata con l’appellativo di ‘meraviglioso fallimento’. Le forme circolari, infatti, rappresentavano un’ottima difesa strutturale… ma la visuale dei difensori era resa pessima: è praticamente impossibile controbattere alle mosse di un nemico che non si vede.

La Rocca Ubaldinesca è una delle 5 fortezze del ducato d'Urbino e si trova a Sassocorvaro nelle Marche

Rocca Roveresca di Mondavio

Si può dire che la Rocca Ubaldinesca fu per il suo ideatore una sorta di brutta copia, un esperimento utile ai lavori futuri. Lavori (come quelli di Cagli, Pergola e Fossombrone) ancora oggi presi a modello quando si parla di architettura militare. Solo che queste rocche hanno da tempo conosciuto la rovina e se ancora vivono, lo fanno per mezzo della bocca d’un insegnante o di qualche vecchia carta.

A testimoniare l’ingegno del maestro senese rimangono soprattutto strutture difensive più piccole (sopravvissute proprio perché meno fondamentali… e pazienza se fossero cadute in mano al Borgia) come quelle di Frontone e di Monte Cerignone. Soprattutto, a dire la grandezza del Martini, è la Rocca Roveresca situata a Mondavio: Mondavio era infatti all’epoca dei Borgia un vicariato esterno al Ducato di Urbino (vi entrerà solamente più tardi) e la sua fortezza non ha mai conosciuto manomissioni o assedi.

Si tratta di una rocca del tutto intatta, dalle forme tanto stravaganti quanto funzionali. Nel mastio – per inciso, uno tra i più belli che ai vostri occhi capiterà di archiviare – trovano oggi spazio l’armeria e il Museo di Rievocazione storica, mentre parte del fossato è occupato da macchine da guerra realizzate in tempi recenti, ma secondo i disegni dello stesso Francesco di Giorgio.

Rocca Roveresca nel ducato d'Urbino a Mondavio nelle Marche

Torre del Falco

A differenza di Sassocorvaro e Mondavio, Pietrarubbia era considerata imprendibile a tutto il XV° secolo non per le avanguardistiche tecniche di costruzione ma per la sua posizione: l’antico abitato è infatti poggiato su di una tremenda altura, chiusa ai lati da impressionanti dirupi.

Della rocca, già esistente nel V° secolo, oggi rimane in piedi soltanto la Torre del Falco (lo splendido borgo è più recente, realizzato in massima parte con materiali recuperati dalla fortezza). Ma se ho deciso di raccontarti questo luogo ho il mio perché: si tratta di un posto antico, ricco di storie spesso concluse nel sangue, dove le pietre sembrano aver immagazzinato macabri racconti e strazianti preghiere disattese.

Solo suggestione? Forse. Deve tuttavia essere una suggestione collettiva, dal momento che su questo aspro territorio fioccano leggende a non finire, e tutte dagli esiti non proprio rassicuranti. Ad esempio, per chi visita la Torre del Falco, è impossibile non lasciare l’occhio libero di cadere sulla vicina Pietrafagnana: di primo acchito pare un castello munito d’una portentosa torre, ma a guardar bene si finisce con lo scoprire che si tratta soltanto di grosse pietre, pietre che valgono al sito il nomignolo di ‘piccola Stonehenge italiana’ e sembrano formare una mano chiusa a pugno. La sola eccezione è l’indice, che rimane alzato.
Secondo la tradizione la mano in questione apparterrebbe niente meno che all’Angelo del Male, proprio qui scagliato da Dio al momento del tradimento. E il gigantesco dito demoniaco, puntato al cielo, suggerirebbe un preoccupante “non finisce qui!”.

Torre del Falco di Pietrarubbia, una delle fortezze del Ducato d'Urbino

Castello di Gradara

Forse non irresistibile dal punto di vista militare come quelle raccontate fin qui, la rocca di Gradara è tuttavia una delle fortezze più celebri (e belle) al mondo. La sua notorietà è in massima parte dovuta alle gesta di Paolo e Francesca, gesta arrivate ai giorni nostri per mezzo di opere indimenticabili come quelle di Dante Alighieri, Boccaccio e Petrarca.

Con i suoi camminamenti di ronda, le sue sedici torri, i musei di ambientazione storica e una cura per il dettaglio quasi maniacale, Gradara è luogo del tutto intriso di medioevo. Visitarne la rocca significa immergersi in un ambiente che pare uscito appena ieri dal grande libro della storia, vuol dire ricalcare i passi dei suoi più illustri inquilini (quali i Malatesta, i Borgia, gli Sforza e i Della Rovere) e avere la sensazione di poterseli vedere sbucare dinnanzi da un momento all’altro.
E no, Gradara non è affatto meta per soli innamorati. È destinazione perfetta per tutti coloro che riescono ancora a provare stupore davanti la meraviglia.

Con il castello degli sventurati amanti si conclude il nostro piccolo itinerario legato alla Provincia di Pesaro e Urbino (puoi comunque trovare ulteriori informazioni su questi e altri luoghi limitrofi sul destination blog ilfederico.com ), ma data la vicinanza, il consiglio è quello di proseguire fino a Pesaro e gettare almeno un’occhiatina anche a Rocca Costanza che, assieme a quello di Senigallia, è uno dei primi fortilizi di pianura delle Marche.

Castello di Gradara

Forte di San Leo

Abbandonata la più a nord delle provincie marchigiane, ci addentriamo ora in territorio riminese fino a toccare il cuore storico del Montefeltro: signori, si va per San Leo, abitato descritto da Umberto Eco come “una rocca e due chiese, la città più bella d’Italia”.
E se di questa fortezza dico per ultima è perché si presta a essere una specie di riassunto di quelle raccontate fino ad ora.

In effetti, San Leo può vantare storie che non sfigurano di fronte a quella di Paolo e Francesca o del Dito di Lucifero (quella legata a Cagliostro, per esempio). È anche luogo antico, forse ancor più di Pietrarubbia, se si pensa che il primo nucleo fortificato risale a epoca romana. E come accade per Pietrarubbia, anche l’abitato leontino è posto su di un’inafferrabile altura.
Come Mondavio, anche San Leo ha il suo museo, un museo dove sono esposti numerosi attrezzi che venivano buoni alla tortura dei prigionieri.
Non di meno, anche San Leo ha conosciuto il genio di Francesco di Giorgio Martini, talento che si è andato sommando a una natura incredibile e a una storia davvero unica. Il risultato? Una fortezza senza pari, un luogo che non può non lasciare piacevolmente basito il visitatore.

Buona visita!

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Una risposta

  1. Falupe ha detto:

    Un viaggio originale attraverso le fortezze. Il Castello di Gradara ed il Forte di San Leo li ho visitati in passato e mi sono molto piaciuti. Tra quelli che mi mancano mi incuriosisce molto Rocca Ubaldinesca per la forma, rassomigliante una tartaruga, e per i misteri che si celano dietri i simboli esoterici

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