La leggenda delle Godafoss

Nelle lunghissime giornate di agosto in Islanda, arrivare alle Godafoss intorno alle 20:00 e non trovare quasi nessuno, se non l’ultima coppia che posa per le ultimissime foto bizzarre (lui che letteralmente si sdraia sulle rocce, cercando in prospettiva di simulare una bevuta del flutto centrale qui descritto), per poi rimanere da soli, è la situazione ideale per rivivere una leggenda della saga di Grettir ambientata nei paraggi.

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Un tempo, il fuorilegge Grettir Asmundarson si stava nascondendo nella fattoria di Sandhaugar a Bardardalur.
Durante i due Natali precedenti, mentre il resto della casata era andato a Messa, chi era rimasto a fare da guardia alla fattoria, era poi misteriosamente scomparso. In assenza degli altri, infatti, a svanire nel nulla era stato dapprima il fattore stesso, Þorsteinn, e l’anno dopo era toccata la medesima fine al bracciante.
Grettir si offrì allora di rimanere personalmente a guardia, preparandosi a dovere fino al giungere del Natale.
Quella sera, inizialmente sembrava tutto tranquillo, sin quando nel cuore della notte udì un gran trambusto, e sorprese una troll…  questa non esitò ad attaccarlo! Il combattimento, che nelle prime fasi si svolse all’interno della fattoria, si spostò successivamente all’esterno. La troll cercava di irretire Grettir fino al canyon così da tentare poi di farlo cadere nel precipizio, ma arrivati lì, ebbe lui la meglio e fu lei a finire nelle cascate.

A Grettir era rimasto il sospetto che ci fossero altri troll nel fiume del canyon, perciò propose a padre Steinn di esplorarne insieme i dintorni, subito dopo le festività.
Impavidamente aveva deciso di legarsi una corda e gettarsi in mezzo al vapore dell’acqua; e così fu, svanì in quella nube, ed atterrò in una caverna dietro le cascate.
Qui vi scorse un enorme fuoco, e a suo cospetto, anche un gigante, che appena si accorse della sua presenza gli scagliò contro una lancia!
La lotta durò tantissimo…
Nel frattempo il prete, seduto vicino a dove era assicurata l’estremità opposta della corda che legava Grettir, oramai stava disperando per le sorti dell’amico.
La sua lunga attesa ebbe fine quando vide fuoriuscire sangue e viscere dall’acqua, indizio che lo portò a rassegnarsi definitivamente e andarsene via mesto. Ma in realtà quelle appartenevano al gigante ucciso: infatti Grettir era riuscito a sopravvivere all’enorme avversario e perfino ad inoltrarsi ulteriormente all’interno di quella grotta.
Lì dentro, vi aveva poi rinvenuto un tesoro, e le ossa di due uomini, che aveva riposto in un sacco, ed in seguito vi trascorse la notte.

Quando l’indomani strattonò la corda come segnale per farsi recuperare da Steinn, non ebbe risposta. Con tutte le forze in corpo, allora, si aggrappò alla corda riuscendo ad issarsi fuori completamente da solo.
In seguito si recò ad Eyjadalsà e ripose il sacco di ossa nel vestibolo della chiesa, cosicchè i resti di quegli uomini potessero essere sepolti in terreno consacrato.
Da quel giorno, nessun altro troll o mostro causò altri danni a Bardardalur.

Se la truculenza di questa leggenda, mentre ascoltate il ruggire di quelle suggestive cascate, non fosse di gradimento, vi suggeriamo allora di spostarvi poco oltre, lungo la Ring road, così da rilassarvi contemplando le montagne circostanti spolverate di neve, quasi fosse zucchero a velo.

Se invece l’avete gradita, condividetela con i vostri amici…. specialmente con quelli che temono sparizioni Natalizie! 😉

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6 Risposte

  1. Questa leggenda mi ricorda un po’ le fiabe tedesche, non nella versione per bambini, ma nella versione originale, dove ci sono spesso dettagli cruenti come in questa storia islandese che mi è piaciuta da matti.
    Dovreste raccogliere tutti questi racconti misteriosi in un libro!
    Buona serata 🙂

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Talvolta sono grottesche, altre volte non risparmiano l’azione, ma quasi sempre ti lasciano con la mente che cavalca la fantasia, mentre immagini luoghi e personaggi.
      Seppur interiormente, anche quello è viaggiare! 🙂
      Quando si ha poi l’opportunità di osservare con i propri occhi lo scenario in cui sono ambientate, ed i Paesi del nord hanno panorami letteralmente “da favola”, il coinvolgimento ne viene fortemente suggestionato.

  2. Topper Harley ha detto:

    Ho amato e amo tuttora l’Islanda e questi racconti mi affascinano sempre, riportandomi lì con la testa e la fantasia.

  1. aprile 23, 2017

    […] in queste vi è anche ambientata una curiosa leggenda che abbiamo raccontato qui, da non […]

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