La fiamma che (quasi) mai si spegne

Passeggiare per cimiteri mi infonde un certo senso di pace.
Con intorno persone che riposano, o per lo meno, quel che rimane di loro, ognuna con il suo passato, la sua storia, la sua vita. E’ come se con una certa ineluttabilità ci ricordassero di non aver fretta, di non correre, e di essere grati per ciò che abbiamo.
Chiaramente non tutti i luoghi di questo tipo sono uguali, e non tutti “funzionano” allo stesso modo.

Al cimitero militare di Arlington, poco fuori da Washington, è possibile visitare la tomba di Kennedy, assassinato a Dallas nel 1963. Venne scelta quella collinetta così che da quella posizione potesse continuare a vedere il Lincoln Memorial, e l’obelisco, rispetto ai quali è allineato.
Oltre ad una guardia, c’è una fiammella perpetuamente accesa, alimentata a gas.
In realtà proprio perpetua non lo è sempre stata: una volta ad un bambino delle scuole che stava gettando acqua santa, si tolse accidentalmente il tappo facendola uscire tutta e spegnendola per qualche momento prima che un addetto prontamente la riaccendesse a mano. In un altra occasione, durante un allagamento, si spense senza venire riaccesa automaticamente dai trasformatori divenuti inservibili, e anche in quell’occasione venne ripristinata manualmente al termine dell’eccezionale acquazzone.

In occasione della visita avevamo come guida un’arguta signora Cubana di una certa età, che ci ha raccontato anche come Jfk gradisse sentire lo scorrere dell’acqua, motivo per cui è stata costruita una fontana non lontana da lì.
A posteriori, mi domando se quella signora, all’epoca, avesse vissuto la crisi dei missili, dal lato Cubano o già da quello Usa.
È comunque in luoghi del genere in cui risalta il fiero attaccamento Americano al proprio passato, insieme a tanti altri monumenti eretti a memoria di chi si è sacrificato. Fuori dalle mura c’è ad esempio il suggestivo monumento di Iwo Jima, il cui momento migliore per la visita, che senza esitazione ci sentiamo di consigliare, è assolutamente al tramonto.

Il cimitero ospita veterani di tutte le guerre, ma ci sono anche tributi a non-militari.
C’è infatti il memoriale a ricordo degli astronauti del Challenger, che morirono subito dopo il decollo in una missione del 1986. Ricordo ancora le immagini dell’esplosione, la voce all’interfono del centro comandi che chiama l’equipaggio, e quel silenzio…..
I media ci raccontarono le storie di coloro che perirono a bordo del velivolo esploso, soffermandosi in particolar modo sull’unica non professionista, una maestrina selezionata ed addestrata dalla NASA, che avrebbe tenuto lezioni di fisica dallo spazio.

C’è un memoriale per i 270 caduti di Lockerbie, di cui 189 Americani, e 2 Italiani.
Nel 1988 infatti un volo Pan-Am che da Londra era diretto a New York, esplose all’altezza di un paesino Scozzese, in seguito ad un attentato terroristico da parte di un Libico che agì per conto del suo governo.
Quel volo era stato prenotato anche dal tennista Mats Wilander, che non si presentò all’imbarco, e avrebbe avuto come passeggeri anche Johnny Rotten (cantante dei Sex Pistols) e la moglie Nora se non lo avessero perso, arrivando in ritardo.

Infine c’è anche il monumento ai 184 morti dello schianto aereo che nei tragici attentati del 11 settembre venne provocato contro il lato ovest del Pentagono, poco distante da lì. Dalla strada, è chiaramente visibile a occhio nudo, la colorazione differente del lato che è stato successivamente riedificato, rispetto a quella degli altri pre-esistenti.

Non ci possiamo fare nulla: quel luogo solenne e silenzioso, così come tanti milioni di altri suoi omologhi sparsi per il mondo, continueranno a ricevere nuovi inquilini. Possiamo solo, di tanto in tanto, andarli a trovare per ricordare quale è stata la loro vita, e cosa hanno fatto per gli altri.

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6 Risposte

  1. Mi è piaciuto questo articolo ragazzi, sono ancora a metà fra la signora cubana (anche io mi chiedo da che parte abbia vissuto la crisi fra Cuba e Stati Uniti) e l’aereo della Pan-Am schiantatosi in Scozia. Non conoscevo gli aneddoti legati a quella tragedia. E nemmeno quelli sulla fiamma (quasi) perenne, spentasi in ben due occasioni!
    Claudia B.

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Siamo felici che ti sia piaciuto!
      Per alcuni quella può sembrare una semplice fiammella, per altri invece ha un significato simbolico molto forte. Noi pensiamo sia molto bello immergersi nella storia di un posto, e lì ne respiri tanta 😀

  2. Sogni in Valigia ha detto:

    Che tristezza pensare di aver dovuto eliminare Arlington dal nostro itinerario per il tempo ristretto che avevamo.
    Sicuramente, in un prossimo viaggio in USA, è tra le tappe da non dimenticare.
    Complimenti per l’articolo 🙂

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Grazie per i complimenti! Purtroppo/Per fortuna nei viaggi c’è sempre qualcosa che non si è riusciti a fare. Siamo felici di avervi dato una buona scusa per tornare negli Stati Uniti .

  3. Che bell’articolo! Non conoscevo Arlington ma ho letto tutto attentamente, credo che gli americani siano molto bravi a commemorare le persone che non ci sono più. Monumenti, fiammelle perenni o epitaffi che celebrano le vite passate riescono a farti sentire, nonostante tu sia dentro un campo santo, come in un museo che raccoglie le svariate storie di chi riposa sotto quell’erba verde.
    Mi ripeto, bello, mi è piaciuto davvero.
    Giulia

    • Lemurinviaggio ha detto:

      Grazie Giulia ! E’ proprio vero, gli Americani sanno commemorare in maniera profonda, il ricordo di chi appartiene al loro passato. Ci sono diversi altri monumenti che sono piuttosto “intensi” a tal riguardo, e in futuro ne parleremo 😉

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