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La cattedrale di Acerenza e i misteriosi simboli della cripta

Sul cucuzzolo di un grazioso borgo, che si raggomitola fra ripidi vicoletti e strettoie che lasciano il segno (e ne fanno lasciare!), si erge una grande cattedrale.

Nella piccola Acerenza, tutto è fermo, quasi deserto, in giro non vediamo quasi nessuno. La cattedrale verso cui siamo diretti, solenne, ci spunta fuori a fine vicolo. Diversamente da quanto atteso, sembra aperta: entriamo, e ci siamo solo noi.
Vista l’ora dovremmo aver già pranzato da un po’, ma non abbiamo saputo resistere, la voglia di sbirciare ci attira direttamente al suo cuore, nel profondo: alla cripta sotterranea.

Accese le luci a timer, abbiamo subito modo di notare alcuni dettagli, di fare qualche scatto, di fermarci a riflettere per qualche breve momento, di provare ad interpretare…
Poi si spegne tutto. Ritorna il buio totale.
Nella cripta non si vede più nulla; è scaduto il tempo, dobbiamo uscire quasi a tentoni.

Conclusa la ricognizione, si va a mangiare particolarmente elettrizzati, con in testa un sacco di cose da tornare a cercare ed esaminare alla ripresa dell’esplorazione.
Quante volte, a distanza di tempo e di chilometri, ripensando ad un luogo visitato, si desidererebbe per qualche momento ritrovarsi di nuovo lì a rianalizzare alcuni particolari. Ciò è ora realizzabile, avendo la possibilità di approfondire già nel giro di brevissimo tempo, le curiosità che il sopralluogo ha suscitato in noi.

Chi è capitato in qualche altro nostro articolo, probabilmente già saprà come, talvolta, andiamo a finire in posti assurdi. Pazzeschi.
Ma in particolare, che cosa ci ha condotti qua?
Forse oggetti che si muovono da soli? Magari qualche misterioso e fuggente vampiro? Oppure il leggendario, ricercatissimo, santissimo sancta sanctorum Sacro Graal?
Beh, in un certo senso, tutte e tre le cose …

curiosità e misteri sulla Cattedrale di Acerenza

La cattedrale di Acerenza

La cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio vescovo ad Acerenza è un po’ sproporzionata rispetto al piccolo paesino su cui sorge, tanto che questi è chiamato la “città cattedrale”.

Fu costruita (tra il XI ed il XII secolo) su quanto rimaneva di una precedente chiesa paleocristiana, a sua volta costruita sopra un antico tempio romano dedicato ad Ercole Acheruntino; caratteristica che la accomuna ad altri luoghi sacri come ad esempio il duomo di San Ciriaco ad Ancona, o la Cattedrale di Chartres in Francia.

La cripta

La cripta sotterranea, al di sotto del presbiterio, fu ristrutturata dai Ferrillo/Balsa e consacrata nel 1524. Si tratta di una piccola sala quadrata con quattro colonne centrali; a cospetto dei suoi magnifici affreschi e delle enigmatiche decorazioni scultoree si viene letteralmente bombardati da simbolismi da tilt estatico; ogni dettaglio notato, ogni centimetro che si scopre, suscita un mare di interrogativi.

I suggestivi dipinti, attribuiti a Giovanni Todisco da Abriola, a sinistra raffigurano una Santa Margherita di Antiochia (secondo alcuni “La donna dell’apocalisse”), mentre calpesta un drago; a fianco vi è una Adorazione dei Magi, dalle interessanti quanto controverse, pose ed espressioni.
Gli affreschi di destra mostrano invece un Sant’Andrea con la croce del martirio, ed un San Matteo che scrive un libro; Santi non molto comuni all’area lucana, più ricorrenti in culture straniere, verosimilmente nella sfera dei transilvani sassoni.

misteri e curiosità della cattedrale di Acerenza

La figlia di Dracula

Già dall’esterno, ai lati del portale d’ingresso della cattedrale, alcuni bizzarri bassorilievi sulle colonne mettono immediatamente in guardia.
Appaiono come creature che mordono due donne sul collo, c’è chi dice addirittura si tratti di scimmie intente ad accoppiarvicisi. Ad ogni modo, il significato che si suppone vadano a comunicare è che il peccato deve rimanere fuori dalla porta che si sta per varcare.

creature che sembrano mordere due donne

Su Maria Balsa, moglie del conte Ferrillo di Acerenza, e principessa di origine slava, sono le coincidenze legate al leggendario Dracula, a suscitare qualche innalzamento di sopracciglio.
Stando alle cronache dei tempi, Maria Balsa era la figlia di un despota di una zona tra la Romania e la Serbia; orfana a 7 anni, sarebbe giunta in Italia, al seguito del re di Napoli, Alfonso d’Aragona, che l’avrebbe adottata.
Anni dopo, in virtù del rango nobiliare che già possedeva a prescindere dall’adozione, venne data in sposa al conte Ferrillo, signore di Acerenza.

Sono stati fatti diversi parallelismi tra lo stemma della famiglia Ferrillo, che restaurò la chiesa nel cinquecento, e quello della casata del principe Vlad III (Dracula appunto), e tra le comuni affiliazioni all’Ordine del dragone; emergono però altri elementi decisamente intriganti, in cui la storia sembra celarsi nei dettagli.

Teste, draghi e vampiri

Ad un angolo della cripta si scorge un’insolita testa barbuta, (che un pochino, l’impalatore, lo ricorda); è posta in senso contrario all’altare, quasi a voler girare metaforicamente le spalle a Dio. Cosa che secondo la leggenda, in vita avrebbe fatto anche Vlad, allo scopo di poter rivedere la moglie uccisa dai turchi, tramite la stipula di un patto con il diavolo che lo rese un non-morto.
Sarebbe invece riuscito a mettere in salvo la presunta figlia primogenita, facendo scappare la piccola prima dell’invasione musulmana.

Su quella testa di profilo con barba ricurva, naso porcino e denti in vista si sono scervellati in tanti; chi pensa che raffiguri proprio Dracula, chi il pittore, e chi addirittura il bafometto (figura pagana che i templari furono pretestuosamente accusati di adorare, probabilmente allo scopo di sopprimerne l’ordine).
Curiosamente, quei tratti facciali ricompaiono qualche metro più in là.
Osservando infatti il drago che viene schiacciato nell’affresco, le sue sembianze lo ricordano: nel ricciolo di barba, nel naso alla commissario Winchester (dei Simpson), nei denti appuntiti.

Nell’altro affresco della parete, anche l’anziano inginocchiato ne richiama le fattezze. È ritratto con un lieve difetto fisico detto “prognatismo”, ed indossa un manto con fregi identici al mantello “domnesc”, usato dal voivoda di Valacchia nelle cerimonie.
Porge una coppa che pare delineare due diavoli di profilo, ma tra gli oggetti della scena, poggiato in terra, è il cappello contornato di perle ad evocare affinità più clamorose.
Manco a dirlo, è come il copricapo di Vlad di Valacchia; che regnò, o forse dovemmo dire “voivodò”, in concomitanza al passaggio della cometa di Halley, e che nell’iconografia si vede sovente indossare un caratteristico gioiello a forma di stella, con una piuma.

mantello e cappello che ricordano Dracula nella Cattedrale di Acerenza

Enigmi profani, nella simbologia della cripta

A fronte di questa insolita combriccola tra cui, per dovere di cronaca, segnaliamo che anche la Madonna con bambino è posta di spalle all’altare, si nota il bassorilievo di una sirena (un po’ panciona) a due code!
Non proprio in tutti quanti i luoghi cristiani ci trovate una sirena (un po’ panciona) a due code…
Una Melusina, che a parte ricordare il logo di Starbucks, potrebbe rappresentare tante cose, come la Dea pagana Ishtar, o la Dea italica Mefite. Quel che stranisce, se non addirittura sbigottisce è che parrebbe piuttosto essere la raffigurazione della demone biblica Lilith, che compariva di notte per succhiare il sangue alle persone (in particolare neonati), insomma il primo vampiro della storia. Tale “simpatica” pratica le permetteva poi di partorire mostri… e quella scolpita nella cripta Balsa Ferrillo, come detto, è pure un po’ panciona!

Sono quei contrasti con la sacralità cristiana, talvolta grotteschi, a disorientare, come ad esempio il satiro centauro che suona lo zufolo, il Dio Pan, visto spesso in musei, ma in una chiesa…

Vampiri o meno, c’è una gran atmosfera là sotto. 😉

Enigmi sacri: cosa si nasconde nella cattedrale di Acerenza

Dopo una certa ubriacatura da simboli e stranezze, l’occhio cade su una nicchia, una finestrella proprio lassù… con due angeli ai lati, a fargli da guardia.

Nel sepolcro in basso poi, nascostissima dietro ad una colonnetta, a fatica si può scorgere la rappresentazione di una scala con in cima scritto INRI, che punta esattamente in quella direzione.
Mettendo insieme i vari simboli della cripta che vanno a convergere verso quel punto, una certa curiosità viene parecchio stuzzicata. Come mai un vano murato? Sarà ancora vuoto? Ci sarà qualcosa? …o qualcuno?

Non possiamo a questo punto esimerci dal ricordare la leggenda metropolitana, secondo cui il Santo Graal sarebbe stato nascosto nella cattedrale di Acerenza.
Siamo in zona templarissima, a poca distanza dal luogo di origine di Ugo de’Pagani, cavaliere che, se davvero corrispondente a Hugues de Payns, fu il primo Gran Maestro dell’Ordine Templare.
Costituiva un’importante zona di passaggio e sosta per i templari diretti in Terra Santa, tanto da ospitare le truppe durante le crociate.
E dove ci sono i templari… c’è sempre qualche vago sospetto che vi sia qualcosa di importante nascosto.

Si tratta comunque di teorie affrancate più in ambiti esoterici che non storici; ma è comunque assai suggestivo trovarsi a cospetto di alcuni simboli che li ricordano, come ad esempio l’incisione di un elmo sopra a due alabarde incrociate.

il Santo Graal si trova nella Cattedrale di Acerenza?

Non siamo riusciti a menzionare tutto, perché luoghi come questo sono come dei veri e propri libri scolpiti nella pietra, ed illustrati tramite affreschi.
Ma oltre alle insolite coincidenze che lo accostano ad antichi vampiri, e alle leggende sul Graal, avevamo accennato ad oggetti che si muovono da soli.
Ebbene, nella cattedrale di Acerenza ce n’è uno che…

… vi sveleremo il segreto nel prossimo articolo, vi aspettiamo!

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