In Catalogna senza vergogna

I Pantaloni Incontenibili

In Spagna, in caso di colpi di scena, come una caduta improvvisa di pantaloni che lascia in mutande, la reazione più folcloristica potrebbe essere una coreografica schioccata di nacchere seguita da un poderoso “OLÈ !”.

Ma a Barcellona, nel mio caso, non è andata così.

disavventura in Catalogna

I cannoni al Montjuic

Eravamo al Parc de Montjuic, in collina, lontanissimi dal nostro hotel.
È un’area piuttosto vasta, inclusiva di vari punti di interesse, in cui trascorrere buona parte della giornata.
Credevo che la sudata per quelle lunghe camminate con continue salite e scalinate sarebbe stata l’unica avversità con cui avrei dovuto convivere quel giorno; finquando, sotto a un sole irridente, vengo illuminato dalla geniale idea di arrampicarmi su un cannone del Castell de Montjuic per scattarci una divertente f… prammm! mi si spacca la cintura dei pantaloni.
Dramma.

Da quell’istante in poi, se non me li reggevo costantemente con le mani, i pantaloni cadevano giù, sforzo che contribuiva ulteriormente a sfiancarmi. Insomma: dalla padella (contenente paella), alla brace.
Oltretutto eravamo proprio reduci da un pranzo “non entusiasmante” in loco, a base di paella con carne, sulla cui provenienza abbiamo avuto parecchi dubbi e che inquietantemente si faceva sentire dentro di noi…

Automaticamente, in modalità “di necessità virtù”, la vista ha iniziato a percepire le cose circostanti quasi esclusivamente in base alla loro potenziale funzionalità: in pratica valutava all’istante se, ciò su cui finiva, sarebbe stato possibile legarmelo in vita… speravo in corde, cordini, spaghi, fil di ferro, cavi, tubi flessibili in gomma, qualsiasi cosa potesse annodarsi.
Nulla.

cannoni del Parc de Montjuic

Gli schizzi di Mirò

Non potevamo permetterci un ritorno in hotel, poiché così avremmo perso il resto della giornata, e a parte una piacevole doccia ristoratrice, ciò non avrebbe comunque risolto l’annoso inghippo delle chiappe scoprenti.
Nella stoica prosecuzione di quanto pianificato ci siamo quindi recati, in quelle condizioni, al museo di arte moderna Fundaciò Joan Mirò, realizzato sulle pendici del MontJuic.
L’artista catalano era uno sperimentatore; oltre a opere surrealiste ed espressioniste, era anche dedito alla pittura automatica. Potremmo definirla una versione artistica della scrittura automatica dei medium, in cui sostanzialmente, in una sorta di trance, il pittore lascia andare per conto suo la mano col pennello… proiezioni del subconscio, o “altro”?

Sfortunatamente l’aria condizionata polare mi aveva letteralmente zombificato, preso entropicamente dal mantenere: temperatura corporea a livelli di sopravvivenza, e pantalone a livello di decenza.

A salvare la situazione non è sopraggiunto alcun supereroe; personalmente non mi sarebbe però dispiaciuta una Mujer Maravilla (Wonder Woman) dotata di cordina dorata.
È stata invece provvidenziale alcune ore dopo, l’apparizione quasi “mistica” per quanto insperata, proprio di un negozio di abbigliamento, in cui ho potuto acquistare una cintura. Ancora oggi, quando mi capita di indossarla, talvolta ripenso a quel giorno in cui quanto più non sentivo le braccia e tanto più la desideravo.

terrazza panoramica a Barcellona in Spagna

Quotidianamente diamo le cinture per scontate, ma svolgono un importantissimo compito per noi, onore alle cinture! Sia a quelle integre, che a quelle spezzate nel fedele adempimento del loro lavoro. 😀

Apertura della bottega

Un altro caso, sempre in Spagna, ha curiosamente riportato in ballo i pantaloni.
Una hostess di terra in aeroporto stava transitando a fianco della fila al gate, allorquando con la coda dell’occhio nota qualcosa che di colpo la fa stoppare di fianco a me.
Guardandomi allertata la patta dei pantaloni, avvisa: “la maleta!“.

Nel nostro dialetto (Romagnolo) il termine “maletta“, con due t , corrisponde proprio a ciò che poteva inavvertitamente e clamorosamente essere esposto alle folle.
Pronto a riassettare eventuali sviste (da lei viste), noto comunque subito che è tutto a posto… la hostess però insiste “la maleta!”, indicandomi le parti basse.
Dopo un momento di esitazione, realizziamo che vuole “misurare” il trolley che sto portando come bagaglio a mano, prima dell’imbarco.
Eravamo consapevoli che quel vocabolo, in spagnolo significasse “valigia“, ma sul momento la coincidenza dei fattori ci aveva inizialmente fuorviato.
In episodi simili è bello come l’imbarazzo si trasformi dapprima in bizzarra perplessità, dopodichè in divertimento.

E a voi, è mai capitato di perdere braghe, faccia o altro in viaggio ?


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Una risposta

  1. Lucy the Wombat ha detto:

    Ma allora è la Spagna! A me a Madrid si sono proprio squarciati i pantaloni sul sedere, mentre mi accovacciavo per fare una foto 😂

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