La mia “Fuga di Mezzanotte”

Mi trovo all’aeroporto internazionale di Narita, in procinto di tornare a casa in Italia, o per lo meno è ciò che vorrei io.
Ai controlli di sicurezza vengo fermato da una poliziotta nipponica che mi domanda se quello zaino è il mio.
Annuisco.

imprevisti ai controlli di sicurezza all'Aeroporto internazionale di Narita in Giappone

Succede

Quante volte mi succede di doverlo aprire e controllare manualmente il contenuto: grovigli di cavi, caricatori, schedine, batterie, tecnologie varie che mi seguono in viaggio, talvolta si dispongono in modo che possono anche far pensare ad una bomba artigianale… di solito basta una razzolata di approfondimento di fronte alla security, per poi proseguire. Non sono certo situazioni in cui ti si gela il sangue.
Una volta avevo passato ai raggi x il giubbotto con in tasca un gps; gli addetti alla sicurezza che non parlavano bene inglese, incuriositi dal layout che dava su schermo, dopo un protratto parlottare nel fissare il monitor, mi chiesero cosa ci tenessi dentro. Iniziai a descrivergli il gps come riuscivo, ma continuavo a ricevere dei no-no-no in risposta, e degli strani gesti.
Solo dopo vari tentativi di comunicazione, intuii dal buffo gesto di guardare attraverso un dito, che mi stavano domandando se avessi un binocolo (ed effettivamente sì, mi ero dimenticato di averlo)… Provate a mimare in modi diversi un binocolo senza risultare un po’ scemi, non è poi così facile! 🙂

Un’altra volta, al ritorno dalla Francia, poco prima del metal detector un signore mi si avvicinò (un po’ troppo) rivolgendomi una domanda che non compresi, e che mi indusse a una impercettibile schivata. Indaffarato a riporre gli oggetti in vaschetta per il passaggio su nastro, gli risposi che non parlo francese.
Me la riformulò subito in inglese, avvicinando ulteriormente (ancor più fastidiosamente) la sua faccia alla mia. Sospetto che il mio “aplomb” accentuato da un pochino di stanchezza fisica, avesse contribuito a renderlo particolarmente ligio nel verificare se avessi bevuto alcolici o meno, al punto da annusarmi per bene.

Imprevisti ai controlli di sicurezza a Narita

Hai un coltello ?
La mia risposta non è immediata , perchè per un attimo sto cercando di realizzare se per davvero quel che è uscito dalla sua bocca è “knife” …
Pare proprio lo sia. Mi si gela il sangue.
“No”, rispondo interdetto.
La poliziotta e la collega non sembrano convinte. Mi chiedono… (in quei casi è comunque un ordine più che una richiesta) di controllare. Mi apparto oltre con lo zaino, ove indicatomi.

La situazione in questo caso è めちゃくちゃ (mechakucha, incasinata), e chi va in Giappone probabilmente lo avrà sperimentato.
A meno di oggetti comprati in supermercati, ai 100yen, o in luoghi da self-service, la negoziante (spesso una obasan, ovvero un’amabile nonnina) ti proporrà sempre di fare il pacchettino. Sostanzialmente il pacchettino è il default, anche se non dici nulla, fa parte del servizio, assieme al sorriso e all’inchino.
Lo zaino è perciò pieno di una miriade di pacchettini di vario tipo, da aprire; e a questo punto ho persino paura di cosa vi potrei trovare a mia insaputa!
Ognuno di quei singoli pacchettini si è trasformato in tempo di rispacchettamento. Di alcuni deduco il contenuto toccandoli senza aprirli, in altri sbircio dentro aprendoli lievemente, ma non trovo nulla che possa spiegare il malinteso.
Ritorno indietro dalle guardie.

Non ci freghi…

Ripassano lo zaino.
Tu hai un coltello.“, e questa volta, dal tono perentorio, noto che è un’affermazione, non una domanda.
Ancora quella parola… in questo viaggio ci siamo abituati alla malpronuncia dell’inglese, ma quella parola, è proprio inequivocabile.
So (…o, a questo punto, almeno credo) di non averlo, ma come posso dimostrarlo ? E se mi sbagliassi ?
Fisso lo zigomo della poliziotta, ed il suo trucco impeccabile.
Devo ammettere che gli orientali hanno una faccia da poker imperscrutabile; non riesci a intendere con immediatezza dall’espressione facciale in che stato d’animo siano, lo sguardo non rivela mai troppo.

Riappoggio nuovamente lo zaino, stesso apposito spazio di prima, stesso problema di prima.
Riprendiamo a spremerci le meningi, facendo un inventario mentale degli innumerevoli acquisti fatti durante le settimane precedenti: in Giappone è veramente difficile resistere, rischi di comprare quasi qualsiasi cosa a raffica, facendo razzia di souvenir, e io ne ho il bagaglio infarcito.
Ne riprendiamo altri in mano, proviamo a ricostruire insieme cronologicamente la sequenza di acquisti, riapriamo alcuni pacchetti dubbi, ne riapriamo tantissimi altri, molti più di prima, saltan fuori bamboccini, bacchette, Totoro, diavolerie made in Japan di varia natura, ma non c’è nessun coltello, ed una cosa del genere l’avremmo immancabilmente notata, nel rimuovere di tutto e di più!
Penso che le poliziotte abbiano capito che siamo innocui, e credano anche nella nostra buona fede, ma fino a prova contraria, credono anche che abbiamo un coltello…

Mi sembra quasi irreale

Considerando l’ambientazione, la figura che meglio descriverebbe il mio aspetto fisico è, come nei manga, uno sproporzionato gocciolone di sudore che penzola da un lato della fronte; mi ci vorrebbe la fascia antisudore in testa (la hachimaki) come usano gli stoici lavoratori nipponici.

bandana che usano i giapponesi gli ideogrammi 必勝 significano vittoria sicura

Ricordate la maxisudata di Billy Hayes mentre, in Fuga di Mezzanotte, cerca di superare i controlli a Istanbul ?
Siamo amanti dei film, e fra i generi che non ci perdiamo, rientrano quelli di storie di turisti finiti in carceri estere: talvolta per furbate, tante altre volte per malintesi, in alcuni casi ingenuità…
La furbata: Hayes si era per davvero zavorrato di droga, con l’intenzione di eludere i controlli, e come si vede nel film a lui dedicato, voleva consapevolmente fregare la dogana Turca. Ma noi non stiamo cercando di far passare nulla di nascosto, e anzi, fortunatamente con le tecnologie odierne, a differenza di allora, è quasi impossibile riuscirci.
L’ingenuità: le due giovani amiche in vacanza con leggerezza accettavano di trasportare in volo, uno zaino di un amico conosciuto da poco (con conseguenze che a loro volta hanno ispirato un film: Bangkok senza ritorno). Ma il contenuto dei nostri bagagli a mano, salvo quello dei pacchettini confezionati da amabili nonnine, lo abbiamo preparato noi.
Il malinteso: al malcapitato di turno infilavano addosso qualcosa mentre non se ne accorgeva, e successivamente ne doveva rispondere. Ma qui finiamo in ambiti cospirazionistici, e non vogliamo certo essere noi ad ispirare un film simile!

Voglio uscire

Quando oramai non so più che pesci-gatto (enormi alla Sampei) pigliare, Lemu Rina si illumina: “la stelletta niiiiiiinja!”. Richiamo subito la poliziotta. Nella concitazione di avere, forse, risolto l’enigma, riesco a spiegarle che ho sta caxx di ninja star, ma che in realtà non è una vera ninja star, e lei perspicacemente capisce e mi risponde: “keyholder”.
Probabilmente stiamo per mettere fine a quei minuti interminabili.

Nel mosaico di pacchettini, riusciamo finalmente a trovarla e gliela mostriamo: lei la osserva, toccando con il dito, ne verifica la parte ipoteticamente tagliente delle quattro lame (finte) che ha, e mi concede di tenerla, a patto di non tirarla fuori durante il volo.
Sorry mio, sorry suo, osservando la strage di paccottiglie; e finalmente si riparte con un sospirone di sollievo e una risata.

Ritenta, sarai più fortunato!

E meno male che quel portachiavi era solo una riproduzione “consolatoria”! 😀
Cinque anni dopo, nuovamente a spasso per il Paese del sol levante, il destino è stato sornione e privo di sudate alla Fuga di Mezzanotte: di shuriken (stellette ninja) vere, ne acquistai due (a Kamakura), e l’amabile nonnina di turno, mi fece di sua sponte addirittura un grosso sconto, e manco a dirlo… gli immancabili pacchettini!

Questo genere di imprevisti ai controlli di sicurezza ti fa decisamente sudare freddo; e a voi quali inconvenienti sono capitati in aeroporto?

oggetti tipici giapponesi per idee regalo attenzione agli imprevisti ai controlli di sicurezza

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