Glencoe, la valle del pianto

Contemplando le brughiere delle Highlands, nella valle di Glencoe, verrebbe da aspettarsi che ad un certo punto sbuchi fuori dal nulla un gruppo di omoni a cavallo con tanto di gonnellino.

Possibile che una vallata così suggestiva, che ti rapisce per la sua calma ed i suoi colori a perdita d’occhio, venga soprannominata “The Weeping Glen”, la valle del pianto ?

La valle di Glencoe detta valle del pianto

IL GIURAMENTO

Era il lontano 1691, re William III, meglio conosciuto come Guglielmo d’Orange, protestante, era da poco subentrato ad un re cattolico.
Per consolidare la propria leadership, impose a tutti, compresi i clan (a lui ostili) di Scozia, un giuramento di fedeltà da tenersi entro il primo gennaio 1692. In cambio avrebbe “dimenticato” le rivolte per l’indipendenza che i giacobiti gli avevano sostenuto contro, concedendo perdono ed una ricompensa in denaro.
Non vi erano mezze misure: chi si fosse rifiutato, sarebbe incorso in durissime rappresaglie.

LA REAZIONE DEI MacDONALD

Nelle Highlands, erano molti i clan fortemente restii ad accettare un simile atto di sottomissione, tra cui, i MacDonald, particolarmente fedeli agli Stuart di Scozia.

I MacDonald, aspiravano ad una Scozia libera; piuttosto che giurare fedeltà agli inglesi, avrebbero preferito affrontarli, unendosi all’esercito di James Stuart, se mai fosse tornato in futuro a reclamarla.
Pare abbiano a lungo atteso dalla Francia una lettera segreta di James, con il suo benestare al giuramento, che avrebbero eventualmente infranto non appena si fosse ripresentato in battaglia.
Quella lettera segreta di beneplacito, che forse poi così tanto segreta non era (sarebbe addirittura stata intercettata durante il tragitto), tardò tantissimo.
Fu così che i MacDonald accettarono il compromesso di giurare fedeltà a Guglielmo solamente all’ultimo giorno disponibile, allorquando il loro capoclan, Alistair MacIain, partì di corsa per cercare di eseguirlo prima della fine dell’ultimatum.

Purtroppo, giunto a Fort William, non vi era chi avesse titolarità per convalidarlo; fu quindi costretto ad altri giorni di viaggio per recarsi ad Inveraray, e ad ulteriori altri di attesa, affinchè lo raggiungesse il magistrato. Ciò comportò uno sforamento di sei giorni oltre la scadenza posta dal re.
Trattandosi di Guglielmo d’Orange, verrebbe da pensare che non ce la si cava con una semplice mora…

Glencoe

LA RISCOSSIONE DELLE TASSE

Ad inizio febbraio si presentarono 120 uomini, costituiti dall’esercito del re e da alcuni componenti del locale clan Campbell, per riscuotere delle tasse.

Erano rivali: da tempo ambivano ad impadronirsi della terra dei MacDonald, e proprio dai medesimi, subivano furti di bestiame.
Il territorio nell’area di Glencoe è particolarmente impervio e avverso alla sopravvivenza; le comunità che lo abitavano erano parecchio impoverite, e probabilmente, non era un caso che occasionalmente ricoprissero incarichi in appoggio ai regnanti.

Nonostante i Campbell (ahimè lungi dall’essere modelle) fossero storicamente nemici dei MacDonald, vennero da loro ospitati secondo le tradizioni delle Highlands.
Costume alquanto cavalleresco. In precedenza era comunque anche accaduto l’opposto, ovvero che per la riscossione ai Campbell, le forze inglesi fossero rimpinguate dai MacDonalds… (ok, forse suonerà un po’ come se avessero fatto una pantagruelica abbuffata in un fast food, ma il senso è che avevano collaborato anche con gli altri).
In quelle tremende condizioni climatiche dunque, i MacDonald ospitarono per oltre una decina di giorni sia le giubbe rosse che i rivali Campbell.

LA MISSIVA

Il 12 febbraio 1692 giunse il capitano Drummond, ufficiale superiore di Robert Campbell, portando con sé un preciso ordine:

Signore, vi si ordina con la seguente di catturare i Ribelli, i MacDonald di Glencoe, e di passare a fil di spada tutti coloro di età inferiore ai 70 anni. Avrete particolare attenzione affinché la vecchia Volpe ed i suoi Figli non riescano a fuggire e a fare in modo di tagliare ogni via di fuga. Questo ordine dovrà essere eseguito entro le cinque del mattino, quando io arriverò da voi con dei rinforzi. Se non sarò arrivato per quell’ora eseguite gli ordini senza di me. Questo è un ordine Speciale del Re per il bene e la salvezza del paese, affinché a questi miscredenti vengano tagliate radici e rami. Certo che compirete il vostro dovere come voi sapete fare, sottoscrivo di mio pugno quanto sopra.
12 febbraio 1692

Firmato Robert Duncanson

Per la cronaca, a causa del maltempo Duncanson tardò di alcune ore, sopraggiungendo a massacro già avvenuto.
Non si perse però la successiva distruzione dell’insediamento in cui tutto venne dato alle fiamme.

IL MASSACRO

La riscossione delle tasse dunque era sostanzialmente una copertura di cui avevano approfittato per colpire i nemici, inermi; un pretesto per poterli avvicinare. Il massacro di Glencoe era stato premeditato, e concepito affinchè fosse da monito a chiunque osasse non essere fedele.

Alcuni MacDonald, tra cui MacIain, vennero uccisi mentre ancora dormivano, altri mentre si stavano alzando, qualcuno mentre tentava di scappare. Ne morirono 38, disarmati, uccisi a tradimento.
La maggioranza, tra cui i due figli maggiori di MacIain, riuscì a disperdersi e a fuggire nelle montagne circostanti. Successivamente però, decine di questi perirono in mezzo alla neve: se avevano scampato la spada dei nemici, non scamparono l’assideramento.

Non è risaputo se qualcuno dei Campbell abbia tentato di avvertirli, o se possa aver eseguito l’ordine in maniera intenzionalmente poco efficiente in modo da permettere la fuga ai più.
Forse sino all’ultimo neppure i Campbell, manipolati dagli Inglesi, erano al corrente della reale finalità della missione; oppure al contrario, forse sapevano tutto sin dall’inizio ed hanno partecipato mossi anche da un desiderio di vendetta. Stabilire chi sapesse e chi no, è praticamente impossibile, rimarrà per sempre un mistero.
Alla vicenda seguirono accuse incrociate, ed il classico scaricabarile; ancora oggi sono in dibattito le varie colpevolezze nell’operazione.

Tuttavia, indipendentemente dal diverso grado di responsabilità dei singoli coinvolti, il massacro di Glencoe rimane un subdolo complotto basato sulla iniziale conquista della fiducia altrui, e sul successivo approfittarsi del momento in cui questi abbassa la guardia per colpirlo letalmente.
Piuttosto che rischiare eventuali imboscate di un nemico preparato, o affrontare onerosi scontri fronte contro fronte, è meno logorante e di maggiore impatto attaccare da dentro, cogliendo tutti impreparati.

missiva del 12 febbraio 1692
Tempo dopo il documento venne pubblicato sulla gazzetta di Parigi, e tutta Europa seppe del massacro di Glencoe

LE LACRIME DI GLENCOE

Sulla sponda del fiume, a Glencoe, abbiamo respirato quella smarrita aria di delusione, amarezza, frastornamento.
Si dice che vi si aggirino, tuttora, quegli spiriti senza pace.

Quasi in fondo ad una stradina che muore subito dopo, in cui a stento si riesce a fare manovra, c’è il memoriale a ricordo del tragico evento, da cui svetta una croce.
È molto defilato. Si trova lontano dalla strada principale, in un punto dove non c’è passaggio; se c’è qualcuno, non sta transitando casualmente, ma vi è andato appositamente a cercare quel monumento in mezzo agli alberi.
Monumento che riporta memoria su ciò che non fu un “semplice” agguato, ma un agguato con tradimento… o come si dice in inglese: slaughter under trust.

storia scozzese

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