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Il borgo abbandonato di Craco

Agli appassionati di escursioni in paesi fantasma, il borgo abbandonato di Craco non può certo venire a mancare; per visitarlo, abbiamo scelto una afosissima giornata di agosto, con semmai, il rischio di essere noialtri a venire a mancare.

Ghost Town in Basilicata

Visitare Craco

Craco oramai è conosciutissima, tanto che c’è la fila per vederla. Vi si accede solo a gruppi limitati, al seguito di una guida; non è consentito girarla autonomamente.
Il motivo di questo genere di organizzazione è per via dell’instabilità del luogo, sostanzialmente costituito da ruderi, e parzialmente pericolante.

Dotati quindi di caschetti di protezione tipo cantiere, abbiamo seguito il percorso messo in sicurezza che risale il paese sino al suo apice; la maggior parte delle aree sono inaccessibili, sbarrate da grate in ferro, recintate, o protette da cancelli lucchettati.

Sbirciare tra una maceria e l’altra, rivela frammenti di un mondo che non c’è più, e che può solo essere fugacemente ricostruito dall’immaginazione.
Il fortissimo contrasto tra la cocente luce esterna, e l’immobile, statico, buio che si rintana all’interno degli edifici e che avvolge quel poco che ne rimane, rende ciechi sui primi istanti; ad ogni nuova finestra, porticina o frattura di parete attraverso cui si scruta, la vista deve riadattarsi nel ripenetrarne la nera tendina di oscurità.

Un black out ad intermittenza, una sorta di protocollo per entrare in contatto con quei metri che ti si presentano a cospetto; il chiaroscuro che ne scaturisce, si presta a cadenzare quei pensieri che viene spontaneo rivolgere a coloro che abitavano quello specifico angolo di borgo, chi quei mattoni li amava.

Urbex in Basilicata

Cronaca di una frana annunciata

Craco è stata fatta abbandonare.
Man mano che frane, terremoti ed alluvioni persistevano nel martoriarne la precaria struttura, si è reso necessario iniziare (negli anni ’60) a trasferire preventivamente gli abitanti.
Il progressivo abbandono dell’abitato è terminato negli anni ’80; oggi fa effetto pensare a quanto sarebbe potenzialmente pericoloso abitare lì, c’è una parte che potrebbe quasi sembrare bombardata da quanto gli squarci di case e terreno ne hanno deformato le linee.

Nella fattispecie non sarà avvenuto tramite bombe, ma allo smottamento di Craco anche l’uomo ci ha messo (involontariamente) del suo. Attraverso maldestre progettazioni di reti idriche che con diffuse perdite hanno indebolito la già fragile consistenza del terreno, l’incauta rimozione di un pezzetto di collina per realizzare un campo sportivo, la costruzione di mura di contenimento in cemento armato che, invece di bloccare, hanno finito per appesantire ulteriormente la placca di terra che spingeva per scendere… insomma l’uomo ha accelerato ciò che la natura stava già facendo da sé.

Craco un paesa fantasma abbandonato a causa di una frana

Al pari di altri borghi della Basilicata, Craco è alquanto isolata e, al contempo, attorniata da panorami bellissimi.
Circondata da calanchi, pinnacoli naturali che creano un’atmosfera quasi da altro pianeta, è stata scelta come scenario di diversi film; in particolare “Cristo si è fermato ad Eboli” tratto dal romanzo di Carlo Levi, e “La passione di Cristo” di Mel Gibson, nella cui scena dell’impiccagione di Giuda è addirittura riconoscibile sullo sfondo la torre normanna in cima.

Craco ghost town

Aldilà dell’evocativa ambientazione di film biblici, il suo effetto, già in avvicinamento, lo fa. Da lontano sembra una cittadella, una roccaforte in cui gli edifici sono un tutt’uno con la montagna; solamente avvicinandoti inizi a distinguere le rovine, e ad avere la certezza che tutto è abbandonato.

Viene definito paese fantasma, ma al nostro arrivo abbiamo trovato degli asinelli a darci il benvenuto, probabilmente hanno imparato ad eludere la recinzione che cinge l’ex abitato.
A proposito di fantasmi, si dice che di notte si aggiri per il borgo quello di un cavallo senza testa; ci piacerebbe poterci andare in solitaria, ed ascoltarne il silenzio, saltuariamente interrotto da ciò che il vento muove.

visitare Craco vecchia

Il cedimento è in divenire

Nelle diverse epoche i crachesi hanno affrontato un po’ di tutto: peste, brigantaggio, carestia, guerra… ma quando dopo una fredda notte piovosa d’inverno, ti risvegli con la cucina e il salotto che si stanno sgretolando lungo il pendio, non c’è proprio nulla da fare.

Paradossalmente è l’edificio più antico ad aver maggiormente resistito, la torre normanna (XIII secolo).
Si tratta del torrione meglio visibile, soprannominato “il castello”, in cui venne posizionata la cisterna dell’acquedotto da cui partivano quelle famigerate tubazioni.

La torre normanna nel borgo di Craco

La chiesa, o quel che se ne vede, dato che si riesce solo poco più che sbirciare, avrebbe un suo fascino ma fa, al contempo, un po’ amarezza. È forse uno degli esempi più lampanti del danno (in questo caso, intenzionale) dell’uomo, da quanto è stata sfigurata: dopo la distruzione naturale è arrivata quella umana; hanno spaccato tutto per portarsi via quel che si riusciva ad asportare, persino i marmi!

Le grate e recinzioni dunque non proteggono solo i visitatori da zone pericolanti, ma anche Craco stessa da eventuali malintenzionati.

la chiesa abbandonata di Craco

Da disastro ad attrazione

La nostra visita ha preso una direzione inaspettata: considerando i torridi presupposti, ce la prospettavamo un po’ dura da sostenere, ed invece… Più si saliva verso le parti elevate di questo villaggio, arroccato su una collinetta dell’appennino Lucano, e più la temperatura, arieggiandosi, diveniva piacevole.
Sbalzo che è risultato ancor più evidente dopo la ridiscesa, reimmergendoci, a livello terra, nell’estenuante afa di prima.

Questo antico borgo, vulnerabile per il contesto geologico su cui sorge, vittima di un destino, forse rallentabile, ma inevitabile, oggi rivive sotto altra forma, prendendo il nome di “Parco Museale Scenografico di Craco”. Le sue rovine, rimaste a testimoniarne i trascorsi, attraggono molti visitatori, ricevendo tutela attraverso i fondi ricavati dai biglietti di entrata.

Craco la ghost town della Basilicata

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2 risposte

  1. Adoro visitare i borghi fantasma e raccontare le emozioni che provo girovagando per i vicoli dimenticati. Far rinascere questi paesi è come dar loro una seconda possibilità

  2. Alessandro M. ha detto:

    L’atmosfera di Craco è incredibile, va dato grande merito ai ragazzi dell’associazione che si spendono per fare in modo che la sua storia non si perda nel vento e nel silenzio dei calanchi. Quando l’abbiamo visitata dicevano che forse nella parte superiore, con le dovute indagini e accortezze, sarebbe potuta tornare qualche attività, data la morfologia del terreno che nella parte sommitale pare più roccioso.

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