Barche in spalla

Il lago Myvatn, soprannominato il “gioiello del nord”, è il quarto lago per estensione in Islanda, e deve il suo nome ai moscerini che lo popolano.
Sebbene sia consigliabile indossare retine protettive, stile Amazzonia, noi abbiamo evitato di procurarcele, dato che in quella splendida area saremmo rimasti solo poco tempo, pensando di “stringere i denti” di fronte a questo piccolo fastidio.

A stringere i denti, sei letteralmente costretto, perché  questi tendono ad assalirti frontalmente, negli occhi, in bocca, e pur facendo attenzione, rischi perfino di “sniffartene” qualcuno nel naso mentre provi a respirare.
Ammetto che la visita agli pseudo-crateri sulle rive del lago è stata notevolmente accelerata a causa della loro insistenza nel tentare di farsi un tuffo nei nostri dotti lacrimali, e anche perchè dopo che te ne mastichi qualcuno, preferisci non prolungarne la degustazione.

Gli pseudo-crateri sono innalzamenti del terreno causati dal ghiacciarsi dell’acqua sottostante che poi, sciogliendosi d’estate ed evaporando, provocano l’implosione del terreno, in un modalità quindi antitetica rispetto alla formazione di crateri vulcanici. Questi si trovano a Skútustaðir, sulla sponda sud, proprio di fronte alla fattoria in cui avevamo alloggiato.


Nel lago ci sono una quarantina di isolette sparpagliate, che prolungano le irregolarità della sua costa, e su una di quelle pendenze piuttosto spoglie, risalta una singola roccia che per la sua forma, immancabilmente, dà vita ad una leggenda:
Vista l’enorme pescosità del lago, si diceva che a Myvatn non ci sarebbe mai potuta essere stata carestia, nemmeno quando in altre parti, la gente pativa la fame.
A beneficiare dell’abbondanza delle sue risorse c’era anche una signora troll che abitava nelle alture circostanti. Lei era una troll notturna, ovvero di quella specie che non può essere esposta alla luce del sole, per cui lavorava di notte, ma lo faceva a danno della gente del posto, rubando loro il pesce.
Si dice avesse una piccola barca che usava nel lago, che poi si portava dietro caricandosela in spalla quando lasciava le acque prima dell’alba.
Una notte di fine estate quando si recò sulla riva del Myvatn per una delle sue scorribande, notò che c’era un fattore che si era attardato a pescare. Decise di non affrontarlo direttamente, poichè insolitamente egli era accompagnato anche da altri 3 uomini, pensò quindi di aspettare ed agire una volta rincasati.
Questi però tardarono intenzionalmente le operazioni, terminandole solo poco prima dell’alba. La trolla rimase fregata, infatti al momento di tornare, a circa metà strada spuntò fuori il sole, lei appoggiò la barca e vi si arrampicò sopra: sia la barca che la troll si pietrificarono, e la roccia (con le sue forme da tipica barca da pesca, solo un po’ più larga, dotata di remi e poggiaremi) è ciò che rimane di questa triste fine.

 

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8 Risposte

  1. Claudia ha detto:

    Mi sembra persino giusto! Insomma, la trolla furbetta un pò si merita questa fine.
    Mentre sulla degustazione di moscerini non mi esprimo…
    Claudia B.

  2. Lemurinviaggio ha detto:

    Pensa, recentemente sul lago di garda ci siamo azzardati a provare la “birra calda”, fatta con il mosto d’uva e sorpresa, sorpresa.. moscerini galleggianti.

  3. Meridiano307 ha detto:

    moscerini?? ma davvero? dici che se non voglio variare la mia dieta, devo portarmi una retina protettiva?? omammasaura! Ad Agosto andrò in Islanda..non vedo l’ora di vedere i “resti” della trolla!!!

  1. luglio 25, 2016

    […] di pochissimi metri dalla Ring Road tra Myvatn e Akureyri ci si imbatte in qualcosa di epico. In un area che si dice vantare varie comunità di […]

  2. giugno 10, 2017

    […] di pochissimi metri dalla Ring Road tra Myvatn e Akureyri ci si imbatte in qualcosa di epico. In un area che si dice vantare varie comunità di […]

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